lunedì 26 marzo 2018

Maestri a rischio, una nuova mostra a Siena

Nei locali della Cripta del Complesso Monumentale del Duomo di Siena, è stata presentata nei giorni scorsi  la mostra Maestri “a rischio”. Il cantiere del Duomo di Siena e le “teste grandi” per la facciata del battistero, costituita da otto grandi sculture raffiguranti teste maschili (cinque) e femminili (tre). Per sottrarle all’erosione degli agenti esogeni, erano state tolte dalla loro originale posizione, nella parte alta della facciata del battistero, incompiuta rispetto al progetto originario, sottoposte a restauro e, quindi, sostituite da calchi. Finalmente possiamo ammirarle in tutta la loro bellezza e particolari, grazie anche alla distanza ravvicinata.





I documenti conservati nell’AOMS testimoniano che tra il 1355 ed il 1357 si lavorava in questa parte della fabbrica del Duomo. L’incarico di scolpire 23 “teste grandi”, realizzate tra l’estate e l’autunno del 1356 e di cui sono pervenute solo otto, fu assegnato a cinque maestri: Niccolò di Cecco del Mercia, Giovannino di Cecco, Paolo di Matteo, Michele di Nello e Domenico di Vanni. Non sappiamo se la committenza intendesse affidare a queste sculture un qualche significato; oggi si propende soprattutto per un valore ornamentale a coronamento della facciata del battistero. Sotto la direzione del capomastro del momento, lo scultore Domenico d’Agostino, dal 1350 al 1358 ed ancora nel 1362, le “teste grandi” furono intagliate da cinque diversi scultori, pagati con una modalità di retribuzione definita “a rischio”, non secondo il tradizionale pagamento a “giornata”, ma in base al numero dei pezzi eseguiti. Questo evidentemente per accelerare i lavori con più maestri attivi contemporaneamente, ma dall’impiego discontinuo, a seconda delle necessità della fabbrica. Le teste, pagate 70 soldi l’una, presentano in parte caratteri comuni, garantiti si pensa dall’esistenza di disegni forniti da Domenico d’Agostino, capomastro del momento. E' stata sottolineata anche le diversità di stile tra i cinque diversi autori, che introducono elementi di “libertà” sia perché scultori meno noti rispetto a Tino di Camaino, sia per il loro lavoro discontinuo.

Fabrizio Del Bimbo



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