martedì 13 gennaio 2015

Lo stile è pura matematica. O economia? Nasce il loden+J by Schneiders Salzburg


Schneiders Salzburg presenta il Loden che si somma alla giacca trapuntata
L'evoluzione dello stile? Per Schneiders Salzburg è pura matematica: Loden + Jacket = "Loden+J".
E in tempi in cui clima ed economia sembrano parimenti imprevedibili, avere due capi in uno è sicuramente un vantaggio.
Così lo storico modello “Hubertus”, nato negli anni ‘50 e considerato il Loden per eccellenza, si somma alla giacca trapuntata da indossare sotto al cappotto.


Il classico paltò nato per la caccia e dotato delle caratteristiche spalle a giro per agevolare i movimenti, è proposto da Schneiders Salzburg in una nuova formulazione più corta, leggera e declinata in Rain Loden, ovvero la variante contemporanea dello storico tessuto, nato proprio per proteggere dalla pioggia, reso oggi dalla tecnologia totalmente idrorepellente.

La leggerezza di Rain Loden consente così di ospitare all'interno del cappotto una vera giacca trapuntata che, oltre ad avere piena autonomia, può aderire perfettamente al capo esterno grazie ad un sistema di bottoni a pressione, dalla visibilità azzerata.

Mentre il Loden si avvale del linguaggio stilistico sportivo e aggiunge alla classica bottonatura una zip interna antivento.
Così, nel primo autunno, sarà perfetto per sfrecciare in moto, anche senza aggiungere la giacca..


Nicoletta Curradi





sabato 10 gennaio 2015

Alla Pergola di Firenze 'Dopo il silenzio'



Da martedì 13 a domenica 18 gennaio

Sicilia Teatro
Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio,Turi Moricca
DOPO IL SILENZIO
tratto dal libro di Pietro Grasso “Liberi tutti”
di Francesco Niccolini e Margherita Rubino
regia Alessio Pizzech
scene Giacomo Tringali
costumi Cristina Da Rold
musiche Dario Arcidiacono
luci Luigi Ascione
interventi video Giacomo Verde
aiuto regia Vincenzo Borrino
canti originali Carlo Muratori
coro Discantus diretto dal Maestro Salvo Sampieri
grafica Andrea Castiglione
foto di scena Tommaso Le Pera
Durata: 90 minuti, atto unico
Alla Pergola Sebastiano Lo Monaco si offre ancora alla lezione di Pietro Grasso, Presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale Antimafia. Dopo il Silenzio interpreta la forza, l’etica e l’esempio eroico di coloro che combattono contro la mafia, anche a rischio della vita. Il teatro civile incontra le forme della tragedia greca.
Il silenzio omertoso è una delle armi della mafia: il teatro invece è comunicazione, presa di coscienza. Con Dopo il Silenzio, Sebastiano Lo Monaco prende di nuovo la parola contro la criminalità organizzata. La regia è di Alessio Pizzech, su adattamento, di Francesco Niccolini e Margherita Rubino, del libro del Presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, Liberi tutti. Un dialogo tra un uomo e una donna che vivono per la legalità, l’uno ispirato allo stesso Pietro Grasso, interpretato da Lo Monaco, e l’altra alla moglie Maria Fedele, impersonata da Mariangela D’Abbraccio, e un giovane attratto dalla mafia, Turi Moricca. È la seconda volta che l’attore siciliano mette in scena un testo di Grasso: la prima fu con il monologo Per non morire di mafia, sempre diretto da Pizzech.
Dopo il Silenzio è un lavoro portatore di storie, che crea le condizioni per poter conoscere e quindi poter decidere sul nostro destino sociale e privato.
“Proporre sulla scena temi sociali o politici non è molto diverso da ciò che facevano i greci – ci ha detto Sebastiano Lo Monaco – la tragedia greca racconta il senso di giustizia e di etica della polis. La mafia è la nostra tragedia contemporanea.”
Lo spettacolo non si riduce a una dimensione cronachistica o di denuncia, travalica quindi l’esperienza individuale e autobiografica di Grasso per assumere le forme della tragedia antica, affrontando i grandi temi della coscienza in lotta con la giustizia e con la morte come orizzonte estremo.
Dall’interprete che indossa la toga di Pietro Grasso, dal testimone di una Palermo dove la mafia fu combattuta accanto a Falcone e Borsellino, qual era Sebastiano Lo Monaco in Per non morire di mafia, si passa al protagonista di un testo in cui tutto è giocato sul dialogo fra le generazioni.
“In questo caso il palcoscenico è il luogo della Storia, di una storia collettiva che attraversa le piccole vicende personali di ognuno di noi – afferma il regista Alessio Pizzech – e che quindi può in sé contenere le fondamenta di un possibile riorientamento nazionale. La parola teatrale di Dopo il Silenzio diventa strumento di indagine di una Storia di un Paese, l’Italia, che coincide, si scontra talora, diverge e poi trova punti di contatto con la storia della mafia.”
Uno scontro acceso e vibrante mette di fronte due generazioni, due punti di vista totalmente opposti del leggere la vita, con il ‘procuratore’ pronto, nel confronto con un giovane senza parole per costruire il proprio futuro, a offrire la chiave e la voce per capire, superare il silenzio omertoso. Nello spazio della memoria, fatto di volti, nomi, luoghi, si fa avanti una donna, un pensiero al femminile che pone la speranza della trasformazione e che impone la conoscenza e il sapere come strade verso il futuro, opponendo la cultura dell’amore alla cultura del sangue.
BIGLIETTI
INTERI
Platea € 32,00 ● Posto palco € 24,00 ● Galleria € 16,00
Ridotti (escluso domenica)
Del Bimbo Fabrizio



Grande evento a Villa Favard di Firenze

Oggi sabato 10 gennaio alle ore 17.00 a Villa Favard (via di Rocca Tedalda 451, Firenze)

Consigli su come costruire un pezzo musicale: Giovanni Carmassi e Piero Ferrucci presentano il nuovo libro ‘Dal silenzio la Musica’

A seguire si esibiranno i pianisti Giulia Grassi, Federico Giannotti, Jonathan Ferrucci


Con una guida, rivolta a musicisti e aspiranti tali, con consigli su come costruire un pezzo musicale: si intitola Dal silenzio la Musica il libro, scritto dal pianista e concertista Giovanni Carmassi, insieme allo psicoterapeuta e filosofo Piero Ferrucci, appena uscito per Edizioni ETS, che sarà presentato sabato 10 gennaio presso Villa Favard. L’evento fa parte del ciclo di incontri Vetrina di Libri, organizzato dal Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, a cura di Anna Menichetti (ore 17.00, via di Rocca Tedalda n.451).
Dialogando con Piero Ferrucci, il maestro Giovanni Carmassi illustra il nucleo essenziale della sua impostazione pianistica: prima di essere eseguito, il pezzo musicale deve essere ideato e costruito nella mente del musicista. Nei vari capitoli sono esaminati i capisaldi su cui si basa l’arte del pianoforte; grazie alla sua natura dialogica, il libro rende espliciti concetti e accorgimenti che, scontati per un maestro, possono sfuggire all’allievo. Dicono gli autori: ‘Lo scopo ultimo è dimostrare quanto nell’esecuzione pianistica partecipi tutto l’essere: la mente e il cuore, la memoria e l’attenzione, la cultura e l’istinto, il corpo intero, il respiro’.
A seguire, si terrà il concerto in cui si esibiranno i pianisti Giulia Grassi, Federico Giannotti, Jonathan Ferrucci. Saranno interpretati brani celebri, quali la Partita n. 2 in dom. BWV 826 di Bach; l’Intermezzo del Carnevale di Vienna op. 26 di Schumann; la Berceuse op. 57 di Chopin; la Sonata in la min. op. 28 di Prokof’ev; La vallée des cloches da Miroirs di Ravel e la Fantasia n. 2 op. 19 di Skrjabin.
Con ingresso libero fino a esaurimento posti. Per ulteriori informazioni consultare il sito internet www.conservatorio.firenze.it
Del Bimbo Fabrizio

venerdì 9 gennaio 2015

Dopo il silenzio al Teatro della Pergola dal 13 al 18 gennaio

 
 
Da martedì 13 a domenica 18 gennaio
 
Sicilia Teatro
Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio,Turi Moricca
 
DOPO IL SILENZIO
 
tratto dal libro di Pietro Grasso “Liberi tutti”
di Francesco Niccolini e Margherita Rubino
regia Alessio Pizzech
scene Giacomo Tringali
costumi Cristina Da Rold
musiche Dario Arcidiacono
luci Luigi Ascione
interventi video Giacomo Verde
aiuto regia Vincenzo Borrino
canti originali Carlo Muratori
coro Discantus diretto dal Maestro Salvo Sampieri
grafica Andrea Castiglione
foto di scena Tommaso Le Pera
 
Durata: 90 minuti, atto unico
 
 
Alla Pergola Sebastiano Lo Monaco si offre ancora alla lezione di Pietro Grasso, Presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale Antimafia. Dopo il Silenzio interpreta la forza, l’etica e l’esempio eroico di coloro che combattono contro la mafia, anche a rischio della vita. Il teatro civile incontra le forme della tragedia greca.
 
 
Il silenzio omertoso è una delle armi della mafia: il teatro invece è comunicazione, presa di coscienza. Con Dopo il Silenzio, Sebastiano Lo Monaco prende di nuovo la parola contro la criminalità organizzata. La regia è di Alessio Pizzech, su adattamento, di Francesco Niccolini e Margherita Rubino, del libro del Presidente del Senato ed ex Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, Liberi tutti. Un dialogo tra un uomo e una donna che vivono per la legalità, l’uno ispirato allo stesso Pietro Grasso, interpretato da Lo Monaco, e l’altra alla moglie Maria Fedele, impersonata da Mariangela D’Abbraccio, e un giovane attratto dalla mafia, Turi Moricca. È la seconda volta che l’attore siciliano mette in scena un testo di Grasso: la prima fu con il monologo Per non morire di mafia, sempre diretto da Pizzech.
Dopo il Silenzio è un lavoro portatore di storie, che crea le condizioni per poter conoscere e quindi poter decidere sul nostro destino sociale e privato.
“Proporre sulla scena temi sociali o politici non è molto diverso da ciò che facevano i greci – ci ha detto Sebastiano Lo Monaco – la tragedia greca racconta il senso di giustizia e di etica della polis. La mafia è la nostra tragedia contemporanea.”
Lo spettacolo non si riduce a una dimensione cronachistica o di denuncia, travalica quindi l’esperienza individuale e autobiografica di Grasso per assumere le forme della tragedia antica, affrontando i grandi temi della coscienza in lotta con la giustizia e con la morte come orizzonte estremo.
Dall’interprete che indossa la toga di Pietro Grasso, dal testimone di una Palermo dove la mafia fu combattuta accanto a Falcone e Borsellino, qual era Sebastiano Lo Monaco in Per non morire di mafia, si passa al protagonista di un testo in cui tutto è giocato sul dialogo fra le generazioni.
“In questo caso il palcoscenico è il luogo della Storia, di una storia collettiva che attraversa le piccole vicende personali di ognuno di noi – afferma il regista Alessio Pizzech – e che quindi può in sé contenere le fondamenta di un possibile riorientamento nazionale. La parola teatrale di Dopo il Silenzio diventa strumento di indagine di una Storia di un Paese, l’Italia, che coincide, si scontra talora, diverge e poi trova punti di contatto con la storia della mafia.”
Uno scontro acceso e vibrante mette di fronte due generazioni, due punti di vista totalmente opposti del leggere la vita, con il ‘procuratore’ pronto, nel confronto con un giovane senza parole per costruire il proprio futuro, a offrire la chiave e la voce per capire, superare il silenzio omertoso. Nello spazio della memoria, fatto di volti, nomi, luoghi, si fa avanti una donna, un pensiero al femminile che pone la speranza della trasformazione e che impone la conoscenza e il sapere come strade verso il futuro, opponendo la cultura dell’amore alla cultura del sangue.
Entra in scena il personaggio di Mariangela D’Abbraccio, che nella realtà è la moglie di Grasso, Maria Fedele – intervie Lo Monaco – un’insegnante impegnata nell’educazione e nel recupero dei ragazzi di quartiere ad alto rischio di contaminazione con il fenomeno criminale mafioso. Questa donna e il magistrato vivono parallelamente due professioni diverse, ma ispirate dalla stessa luce perché entrambe perseguono una finalità maieutica: insegnare ai giovani la legalità e l’etica, per vivere in un Paese migliore.” Tra il servitore dello Stato e il servo dell’anti-Stato, uomini di età ed esperienza diverse, si crea allora progressivamente una comprensione, un abbraccio ideale, un ricongiungersi etico e morale che possa fondare simbolicamente una Nazione più civile.
Dunque, la criminalità è la risposta sbagliata a bisogni inespressi, in definitiva un prodotto di un silenzio complice: muoiono di mafia non solo le vittime della delinquenza organizzata, ma tutti coloro che si rassegnano a vivere nell'illegalità e nell'ingiustizia, chi chiude gli occhi di fronte ai reati, chi fa affari eludendo la legge, chi cerca i favori dei potenti.
“ ‘Dopo il silenzio’ non abbiamo più voglia né tempo per tacere – conclude Lo Monaco – c’è soltanto il desiderio di parlare, di urlare la nostra battaglia e contribuire a sconfiggere il silenzio della connivenza e dell’omertà. Solo così il Paese può riuscire a liberarsi dalle tenaglie della criminalità.”
Quell’uomo e quella donna, con accanto a loro il giovane, potranno così finalmente celebrare coloro che non ci sono più, coloro che hanno dato la vita per difendere e costruire la democrazia.
 
 
Intervista a Sebastiano Lo Monaco
A cura di Angela Consagra, tratta da Pergola in sala
 
 
Dopo il Silenzio, un testo che vede la collaborazione tra una figura come Pietro Grasso e il drammaturgo Francesco Niccolini, mantiene un filo con il precedente spettacolo Per non morire di mafia?
 
“Sì, esiste un forte legame. Per non morire di mafia era un monologo, tratto da un testo di Grasso, che si esprimeva già in prima persona. È stato quasi automatico trasformare il testo in un monologo, raccontando la vita professionale di Pietro Grasso: la scelta, già in giovanissima età, di abbracciare la professione di magistrato impegnato nella lotta alla criminalità organizzata della mafia. Lo spettacolo raccontava tutto il suo percorso di magistrato antimafia e si concludeva con il momento più alto di questa sua esperienza: il maxiprocesso, istituito insieme agli altri magistrati del pool antimafia di Palermo. Invece Dopo il silenzio continua il racconto della vita di un magistrato, che non è necessariamente Pietro Grasso, ma è ispirato comunque dalla sua biografia, soprattutto descrivendone l’aspetto più privato. Entra in scena il personaggio di Mariangela D’Abbraccio, che nella realtà è la moglie di Grasso, Maria Fedele, un’insegnante impegnata nell’educazione e nel recupero dei ragazzi di quartiere ad alto rischio di contaminazione con il fenomeno criminale mafioso. Questa donna e il magistrato vivono parallelamente due professioni diverse, ma ispirate dalla stessa luce perché entrambe perseguono una finalità maieutica: insegnare ai giovani la legalità e l’etica, per vivere in un Paese migliore. Sulla scena la figura di un giovane mafioso accompagna i due protagonisti; il rapporto che si instaura è prima di scontro, poi di incontro dialettico e maieutico: si tenta di far comprendere al ragazzo quanto sia vissuto nell’errore, in una sbagliata prospettiva di valori.”
 
Come si riesce a rendere drammaturgiche, rappresentandole sulla scena, delle tematiche sociali talmente importanti?
 
“Per quanto mi riguarda la difficoltà sta nell’interpretazione, cercando di conferire al testo un suo carattere drammaturgico e così rendere potenti le parole sul palcoscenico. Proporre sulla scena temi esclusivamente sociali o politici non è molto diverso da ciò che facevano i greci: la tragedia greca racconta il senso di giustizia e di etica della polis. La mafia è la nostra tragedia contemporanea. [...] La lotta alla criminalità organizzata non è più una questione solo siciliana, ma tocca l’intera umanità. E in questo senso la rappresentazione di queste istanze siciliane è già diventata un classico. La Sicilia, cuore del Mediterraneo e luogo in cui si incrociano culture millenarie, è una terra dai caratteri estremi, sia nel bene che nel male. Nella storia dell’arte e dell’architettura fin dalla classicità, così come nel Barocco, la Sicilia ha toccato i vertici più alti d’espressione ma, se ci si pensa bene, i più grandi criminali della storia sono siciliani. La natura e l’umanità: alla fine nella nostra terra tutto è eccessivo.”
 
Parafrasando il titolo dello spettacolo, che cosa può esserci “dopo il silenzio”?
 
“Dopo il silenzio c’è sempre la parola. Nel teatro si celebra una sorta di messa laica: la parola degli autori – Sofocle, Eschilo, Pirandello, Shakespeare, Goldoni – diventa carne nel corpo dell’attore e si offre, proprio come in un rito liturgico, in comunione agli spettatori. In particolare dal punto di vista della tematica dello spettacolo, ‘dopo il silenzio’ non abbiamo più voglia né tempo per tacere: c’è soltanto il desiderio di parlare, di urlare la nostra battaglia e contribuire a sconfiggere il silenzio della connivenza e dell’omertà. Solo così il Paese può riuscire a liberarsi dalle tenaglie della criminalità.”
 
 
 
BIGLIETTI
 
INTERI
Platea € 32,00 ● Posto palco € 24,00 ● Galleria € 16,00
Ridotti (escluso domenica)
OVER 60
Platea € 28,00 ● Posto palco € 20,00 ● Galleria € 14,00
UNDER 26
Platea € 20,00 ● Posto palco € 16,00 ● Galleria € 12,00
SOCI UNICOOP FIRENZE (martedì e mercoledì)
Platea € 25,00 ● Posto palco € 18,00 ● Galleria € 13,00
 
 
 
 
Fabrizio Del Bimbo

mercoledì 7 gennaio 2015

Al teatro della Pergola Falstaff da “Enrico IV” / “Enrico V” di William Shakespeare





 Da martedì 6 a domenica 11 gennaio
 Fondazione Teatro Stabile di Torino
ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
presentano
Giuseppe Battiston
FALSTAFF
da “Enrico IV” / “Enrico V”
di William Shakespeare
traduzione Nadia Fusini
con Gennaro Di Colandrea, Giovanni Franzoni, Giovanni Ludeno, Martina Polla, Andrea Sorrentino, Annamaria Troisi, Elisabetta Valgoi, Marco Vergani
adattamento e regia Andrea De Rosa
scene e costumi Simone Mannino
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper
movimenti scenici Francesco Manetti
Il Falstaff di Giuseppe Battiston e Andrea De Rosa inaugura il 2015 della Pergola. Una nuova creazione drammaturgica che unisce teatro, filosofia, opera lirica e cinema.
Il 6 gennaio, inoltre, si conclude “Un Natale da Favola” con le Favole di Natale, di Hans Christian Andersen, regia di Andrea Macaluso, produzione Fondazione Teatro della Pergola.

“Tutto nel mondo è burla”. Millantatore, sbruffone, vorace, vitalista, furfante, il Falstaff arriva sul palco del Teatro della Pergola accompagnato dalla potente duttilità di Giuseppe Battiston, nel doppio ruolo di Sir John Falstaff e di re Enrico IV, sulla partitura drammaturgica di Nadia Fusini, impreziosita dalla regia di Andrea De Rosa. Il loro buffone shakespeariano rivela di sé qualcosa di inaspettato e imprevedibile sotto la maschera solo apparentemente tranquilla che sembra mostrarci.
“Falstaff ci conquista subito”, ha affermato De Rosa, “ha un amore sfrontato per la vita, che si manifesta soprattutto nella forma dell’amore per la lingua, per le parole, per il motto di spirito.”
Un personaggio dirompente, il cui nome compare nell’Enrico VI, parte prima, per poi tornare come personaggio, oltre che ne Le allegre comari di Windsor, nell’Enrico IV e nell’Enrico V, entrambi fonti dell’adattamento di questo Falstaff, come pure il libretto di Arrigo Boito musicato da Giuseppe Verdi e la rivisitazione dell’Enrico IV che Gus Van Sant ha portato sul grande schermo con Belli e dannati (My Own Private Idaho). Nel testo risuonano anche echi da Lettera al padre di Kafka e da Così parlò Zarathustra di Nietzsche.
Il felice incontro di Giuseppe Battiston e Andrea De Rosa con Macbeth del 2012 si rinnova dunque oggi in un lavoro corale popolato in scena di grandi pance finte. “Il pensiero che sta dietro a questi oggetti scenici è legato all’impossibilità di interpretare un carattere come quello di Falstaff”, ci ha raccontato Battiston, “la sua pancia rimane un mistero: anche per questo motivo lo scenografo Simone Mannino ha avuto l’intuizione di creare dei grandi ventri, enorme pance finte, che stanno a simboleggiare il mondo di Falstaff. Nello specifico la pancia di Falstaff diventa una cornucopia che dispensa piaceri e, a sua volta, chi indossa queste pance accede all’animo falstaffiano entrando in questo universo fatto di eccessi e sfrenatezze.”
Falstaff è di bontà elementare, come il pane, come il vino, trabocca d’amore; chiede poco, e alla fine non ottiene nulla. Tutta la canaglieria, le spiritosaggini da taverna, le bugie e le fanfaronate sono solo un tratto marginale, solo una maniera di sposare pranzo e cena.
“A lui non importa niente della salute. Falstaff vuole la sua pancia”, prosegue De Rosa, “Falstaff vuole la sua libertà, anche quando questa si presenta come dissoluzione. Il tempo di Falstaff non va da nessuna parte, è bloccato. Le sue giornate si ripetono sempre uguali, in modo circolare e inconcludente e in questo stallo improduttivo, in questo sottrarsi agli impegni e alla maturità sembra crescere e alimentarsi il segreto e il mito della felicità di questo ciccione e della sua scombinata banda di amici. O perlomeno della sua allegria perché, a ben guardare, il bene supremo per Falstaff è proprio l’allegria.”
Il giovane principe Hal, futuro re Enrico V, viene attratto e risucchiato in questo mondo e decide di restarvi tutto il tempo che può per allontanare le responsabilità della corona e del governo. Falstaff diventa allora un secondo padre, il padre che lui, figlio di re Enrico IV, non ha mai avuto e non avrà mai. Al centro della messinscena irrompe così il rapporto padre/figlio: per indagarlo al meglio Andrea De Rosa ha chiesto a Giuseppe Battiston di interpretare sia il ruolo di Falstaff che quello di Enrico IV. “Volevamo rappresentare due diverse visioni del rapporto padre/figlio”, ha sottolineato Battiston, “da una parte l’universo Falstaff, con la spensieratezza della gioventù, e dallaltra Enrico IV, con la razionalità del mondo adulto. Quello che più mi ha affascinato di questa figura è il senso di anticonformismo: Falstaff si chiama fuori dal mondo, in qualche modo, e dispensa la sua saggezza.”
Su questo doppio binario Andrea De Rosa ha spinto la sua regia, separando nettamente i luoghi dell’azione: da un lato, nella prima parte, la taverna-bordello di Eastcheap con i suoi giorni sempre uguali, nutriti di vino, rapine, scherzi, sesso, parole, parolacce, insulti, corpi, musica, caos, dall’altra il mondo del potere, algido e duro, in cui le regole spietate dell’assassinio e dell’inganno, che hanno accompagnato l’ascesa al trono di Enrico IV, devono essere trasmesse al giovane Hal.
“Si tratta di un personaggio che a volte deride gli altri, a volte arriva addirittura a rubare”, ha concluso Battiston, “pratica l’eccesso ma, alla base dei suoi comportamenti, c’è un uomo libero. Seguendo questa direzione ho cercato di rappresentare Falstaff. L’idea della libertà mantiene in sé un fascino irrepetibile.”
Il vero Sir John Falstaff è tutto da scoprire.

Del Bimbo Fabrizio

Conferenza internazionale ICOMOS all'Auditorium al Duomo di Firenze


L’appuntamento è organizzato dal Comitato Scientifico Internazionale ICOMOS Teoria e Filosofia della Conservazione e del Restauro e dalla Fondazione Romualdo Del Bianco con il suo Istituto Internazionale Life Beyond Tourism

L'evento si svolgerà a Firenze, dal 5-8 marzo 2015, la conferenza internazionale su “Come valutare il patrimonio architettonico? Presupposti, metodologie, esempi di sistemi di valutazione del patrimonio”. Un evento di estrema importanza a livello mondiale, organizzato da ICOMOS (in particolare dal Comitato Scientifico Internazionale per la Teoria e Filosofia della Conservazione e del Restauro) insieme alla Fondazione Romualdo Del Bianco.
Obiettivo della conferenza, che sarà ospitata dal Centro Congressi al Duomo - Firenze nel proprio Auditorium al Duomo, è fare il punto sull’attuale stato dell’arte della metodologia e dei sistemi di valutazione del patrimonio culturale inamovibile, discutendo le opzioni e le possibilità di sviluppo di differenti metodologie e di valutazione del patrimonio stesso. Il problema maggiore, in questo ambito, deriva dal fatto che sempre più monumenti vengono modernizzati, adattati e trasformati per venire incontro ai bisogni e agli standard della società attuale. La teoria della conservazione deve perciò chiarire e definire meglio le regole e i limiti di interventi che possano essere considerati pertinenti alla linea e alla sostanza del bene storico interessato.
In linea con lo spirito della conferenza, le presentazioni che saranno illustrate nel corso dei due giorni di evento saranno incentrate su tre temi:
- Presentazione e valutazione critica dei metodi di valutazione esistenti,
- Proposte di metodi di valutazione del patrimonio costruito. Modi di definizione del patrimonio. I valori e gli strumenti per il loro sviluppo o strumenti per definire i valori,
- Presentazione di nuove idee nella valutazione pratica del patrimonio.
La Fondazione parteciperà con un proprio contributo dal titolo “Cultural values, for intercultural dialogue, in an economical driven world”.
La Fondazione Romualdo Del Bianco ospita fino a cinque Comitati Scientifici Internazionali ogni anno, per accordo con l’International Council on Monuments and Sites ICOMOS, allo scopo di contribuire alla conferma di Firenze quale centro internazionale di scambio e dibattito scientifico su temi relativi al patrimonio culturale, nell’intento di legare i medesimi alle tematiche della diversità delle espressioni culturali e al dialogo interculturale.
La Fondazione è membro del Comitato Nazionale ICOMOS USA, prossimamente anche del Comitato Nazionale ICOMOS Perù; è membro istituzionale dei Comitati Scientifici Internazionali ICOMOS: Teoria e Filosofia della Conservazione e del Restauro; Turismo Culturale; Dipinti Murali. 
Del Bimbo Fabrizio

sabato 3 gennaio 2015

Dal 13 al 16 gennaio la fashion week fiorentina con Pitti Uomo 87

L'87° edizione della fashion week fiorentina andrà in scena dal 13 al 16 gennaio 2015 alla Fortezza da Basso di Firenze, attraendo i riflettori del fashion system in Italia.
Fiera internazionale di riferimento per la moda maschile, anche il prossimo gennaio 2015 Pitti Immagine Uomo si prepara ad essere un appuntamento davvero imperdibile mostrando le novità della moda uomo per lautunno-inverno 2015-2016 con un occhio di riguardo all’eccellenza delle aziende del nuovo classico, agli accessori, e al loro ruolo sempre più decisivo sul mercato, ai brand che hanno saputo spostare in avanti la definizione di sportswear.
Tantissime sono le prime assolute, tra lanci internazionali, capsule collection esclusive e grandi ritorni a Firenze, che animeranno la Fortezza da Basso durate Pitti Uomo 87.
Sono circa 1090 i marchi attesi a Firenze, a cui si aggiungono le 70 collezioni donna di Pitti W 15, provenienti da oltre 30 paesi con una crescita del 40% da parte delle aziende internazionali.
In quanto ai visitatori, l’obiettivo è quello di superare gli oltre 30.000 addetti ai lavori presenti all’ultima edizione in rappresentanza di tutti i negozi e department store più importanti del mondo.
L‘edizione di gennaio 2015 di Pitti Uomo si preannuncia ricca di novità, vediamo le più rilevanti.
Tema di Pitti Uomo 87 sarà Walkabout Pitti ed esplorerà la dimensione inesauribile e sempre attuale del viaggiare a piedi e ad occuparsi dell’allestimento della Fortezza sarà Oliviero Baldini, che la trasformerà in un mixed terrain di esperienze e percorsi diversi, tra i padiglioni illustrati da guide, piante geografiche, application e altri device.


“Camminare per il piacere di farlo – dice Agostino Poletto, vice-direttore generale di Pitti Immagine – per vedere, pensare e assaporare il mondo, da soli o in compagnia. Per sport o perché camminare – o parlarne – è di moda. Oggi più che mai espressione di lifestyle, camminare evoca anche i suoi outfit: è un inno alla multiformità tecnica, di uso e di stile dell’abbigliamento e alla centralità dei suoi accessori”.
Se tanti saranno i progetti speciali supportati da Pitti Uomo 87, molte saranno anche le iniziative volte a lanciare nuovi talenti tra cui gli immancabili appuntamenti con Pitti Italics e Who is on next? Uomo.
Andrea Incontri invece, è il Designer Project di Pitti Uomo 87. Il giovane stilista, torna a Firenze dopo 4 anni con un progetto speciale per presentare la su collezione uomo di abbigliamento e accessori autunno inverno 2015-2016 con un evento esclusivo a Palazzo Corsini.
Per quanto riguarda gli ospiti illustri, la Guest Nation di Pitti W 15 + Pitti Uomo 87 sarà la Corea del Sud, dopo il forfait della Russia per via della crisi.
Il designer ospite sarà Marni. La maison di Consuelo Castiglioni è stata infatti scelta come Menswear Guest Designer di Pitti Immagine Uomo 87 per celebrare i primi 20 anni di attività. La sfilata della collezione uomo di Marni autunno inverno 2015-2016 è in programma per la sera di giovedì 15 gennaio 2014.
Infine, il Pitti Special Guest gennaio 2015 sarà Hood By Air, marchio luxury creato da Shayne Oliver nel 2006 e basato a New York e apprezzatissimo dagli addetti ai lavori per l’approccio sperimentale e di rottura delle sue collezioni. L’evento di Hood By Air sarà ospitato da Villa di Maiano mercoledì 15 gennaio.

 Pitti Uomo 87 Dal 13 al 16 gennaio 2015

Fabrizio Del Bimbo