mercoledì 30 dicembre 2015

Tommy Hilfiger per Pitti Uomo 89

Il Gruppo Tommy Hilfiger, interamente controllato dalla società Phillips-Van Heusen Corporation [NYSE: PVH], festeggia il lancio della nuova campagna Spring/Summer 2016 negli spazi del negozio Tommy Hilfiger di Firenze in occasione di Pitti Immagine Uomo 89.
Situato nel centro storico della città, in Piazza Antinori 3/B, il punto vendita fiorentino ha aperto le porte nel novembre 2006.  Oggi, a seguito di un importante intervento di restyling nel gennaio 2014, lo store fiorentino ospita le collezioni Tommy Hilfiger Uomo, Donna, Bambino e Accessori, Hilfiger Collection e la linea sartoriale maschile Tommy Hilfiger Tailored, su una superficie complessiva di 528 mq con 5 vetrine distribuite su due lati.
Il prossimo 13 gennaio, in occasione di Pitti Immagine Uomo 89, il monomarca Tommy Hilfiger festeggerà il lancio della nuova campagna Spring/Summer 2016 con un cocktail su invito accompagnato dalla performance live della band Boxerin Club e dalla selezione musicale curata da Gommage Dj Team. 

Fabrizio Del Bimbo
Nicoletta Curradi
 

Il debutto di Federico Curradi a Pitti Italics in occcasione di Pitti Uomo 89

Pitti Italics, il programma della Fondazione Pitti Discovery che promuove e supporta le nuove generazioni di fashion designer italiani con grandi potenzialità internazionali, accende i riflettori a questa edizione su FEDERICO CURRADI


Fiorentino, alle spalle un decennio di esperienze nelle maison più prestigiose, da Ermanno Scervino ad Iceberg, a Pitti Uomo 89 lancerà con una performance speciale - martedì 12 gennaio negli spazi della Dogana di Via Valfonda - la prima collezione che porta il suo nome. 
“Abbiamo seguito con interesse il percorso e la carriera di Federico Curradi, e l’evolvere delle sue creazioni all’insegna di uno stile assolutamente contemporaneo”, dice Lapo Cianchi direttore comunicazione & eventi di Pitti Immagine e responsabile della Fondazione Pitti Discovery. “Siamo felici di offrirgli il palcoscenico e la platea di Pitti Uomo per presentare in anteprima il suo brand”.
“Sono onorato di lanciare a Pitti Uomo il brand che porta il mio nome” dice Federico Curradi.“Pitti Immagine mi ha dato l'opportunità di esprimermi liberamente, senza dovermi troppo preoccupare delle regole del mercato. Voglio che ad emergere sia la mia identità, trasmettere un messaggio che nasce dal mio modo di essere. Inquinamento e natura, industria e artigianato, corrotto ed etico: parte da questi temi la mia prima collezione. E sono orgoglioso di presentarla all’interno di una manifestazione internazionale che si svolge a Firenze, la mia città, che mi ha visto crescere professionalmente e non solo”.
Pitti Italics è uno dei progetti nell’ambito di Pitti Immagine Uomo dove si sviluppa la partnership tra MINI e Pitti Immagine. In particolare, la partecipazione di MINI a Pitti Uomo è focalizzata sui progetti riservati a giovani brand emergenti e alle tendenze più innovative nella moda maschile contemporanea.
bio.
Federico Curradi nasce a Firenze nel 1975. Dopo una prima esperienza in una sartoria fiorentina – dove apprende i segreti del mestiere - poco più che ventenne si trasferisce a New York dove produce una sua collezione di pantaloni da uomo. Successivamente progetta una collezione dedicata al mercato americano, e subito apprezzata nei migliori fashion store della Grande Mela. Rientrato in Italia, viene notato dallo stilista Ermanno Daelli che gli affida l'ufficio stile uomo di Scervino. In seguito, diventa responsabile della collezione uomo Roberto Cavalli e, successivamente, direttore creativo di Iceberg Uomo, collaborando nel frattempo con altri marchi come Dunhill.

 PITTI ITALICS è un programma promosso da Centro di Firenze per la Moda Italianacon il contributo diMinistero dello Sviluppo EconomicoAgenzia ICE e realizzato da Pitti Immagine in collaborazione con Fondazione Pitti Discovery in occasione di Pitti Immagine Uomo n. 89.
Si ringrazia Ente Cassa di Risparmio di Firenze per il prezioso contributo ai progetti di promozione dei giovani talenti.
Pitti Uomo 89
12-15 gennaio 2016
Fortezza da Basso Firenze
Fabrizio Del Bimbo

lunedì 28 dicembre 2015

La "passeggiata" fiorentina di Ilaria Guidantoni


"La vita spesso ci riporta al punto di partenza": sono parole autografe della giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni che ben riassumono il contenuto della sua ultima fatica letteraria dal titolo "Viaggio di ritorno - Firenze si racconta", uscito nei giorni scorsi per i tipi di Oltre Edizioni. Il viaggio dell'autrice e' un ritorno  alla sua città' natale, Firenze, da cui e' partita bambina verso il Nord Italia, serbando nel cuore un senso di malinconia e un desiderio di fuga.

Ed allora ecco la "preziosa" Firenze, che nella sua storia e' passata da indiscussa culla del Rinascimento a città ripiegata su se stessa, con lo sguardo sempre rivolto ad un glorioso passato, che rivive nei musei e nei palazzi, oggi piena di turisti più che di cittadini, con la voglia di tornare ad essere capitale, crocevia di genti e culture. Questa e' la Firenze narrata da Ilaria Guidantoni,  suo malgrado "strappata" troppo presto alla sua amata città. E' il suo viaggio di ritorno, dopo aver vagato a lungo nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
La sua vuole essere una vera e propria passeggiata a braccetto con il lettore, alla riscoperta di luoghi da lei conosciuti in tenera eta' oppure vissuti attraverso i racconti di parenti e amici,  una passeggiata lunga un secolo, iniziando dal 1913, data di nascita della nonna dell'autrice, ma anche dello scrittore Vasco Pratolini che haraccontato il popolo, l’impegno politico e sociale, fino ad arrivare ai giorni nostri, al 2013. Quindi nelle pagine vergate dalla scrittrice, che da Firenze si trasferì' a Milano per impegni professionali del padre,  si susseguono oltre 40 istantanee in un ritmo incalzante e sempre accattivante,  episodi tra fantasia, cronache, letteratura e aneddoti, che raccontano Firenze, soprattutto attraverso incontri, vita quotidiana, quartieri popolari e nobiltà della città più aristocratica d’Europa, personaggi famosi e ricordi familiari di una viaggiatrice fiorentina. Il percorso cambia da musicale a letterario e diventa soprattutto gastronomico, tra cibi caratteristici, luoghi d’aggregazione sociale e l’immancabile mercato centrale, tra feste e ricorrenze piene di emozioni. 
Firenze è vista attraverso gli occhi degli altri, soprattutto gli stranieri che l’hanno amata e un po’ “invasa”, ieri persone di rango nobile, oggi gente in cerca di fortuna o di curiosità. 

Alcuni cenni biografici su Ilaria Guidantoni:

Giornalista e scrittrice fiorentina, vive tra Roma, Milano, la Toscana e Tunisi. Laureata in Filosofa teoretica all’Università Cattolica di Milano – un corso di Perfezionamento in Bioetica al Policlinico di Roma– si occupa di Mediterraneo e cultura araba nei paesi francofoni: multiculturalità, dialogo tra le religioni, movimenti femminili, corporeità e tradizioni alimentari nel Mediterraneo (Sommelier A.I.S.). E’ direttore responsabile del quotidiano culturale on line Saltinaria.it. 
Nel 2014 ha ricevuto il premio sui Diritti umani dedicato a Nelson Mandela Salento Porta d’Oriente, XV edizione.
Nel 2015 ha pubblicato Marsiglia-Algeri Viaggio al chiaro di luna (Albeggi Edizioni), Il potere delle donne arabe (Mimesis Edizioni) e Corrispondenze mediterranee, viaggio nel sale e nel vento (Oltre Edizioni)

Viaggio di ritorno - Firenze si racconta
di Ilaria Guidantoni
Oltre Edizioni, dicembre 2015
Info: www.oltre.it

Nicoletta Curradi

lunedì 21 dicembre 2015

"La città di Ercole" alle Reali Poste degli Uffizi

E' aperta nella sala delle Reali Poste degli Uffizi la mostra "La città di Ercole. Mitologia e politica", quindicesimo appuntamento della serie "I mai visti". Curata da Wolfger Bulst, con Francesca de Luca, Fabrizio Paolucci e Daniela Parenti, la mostra propone all'attenzione del visitatore ben 51 pezzi e resterà visibile fino al 31 gennaio 2016 e visitabile tutti i giorni (escluso il lunedì, Natale e Capodanno) dalle 10 alle 17, con ingresso libero. "La figura di Ercole, che nel Rinascimento era il simbolo della Repubblica di Firenze e dei suoi ideali politici, è un ottimo emblema anche della riforma odierna dei musei fiorentini e nazionali - afferma Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi -. Grazie alla dedizione e all'entusiasmo di dozzine di persone siamo riusciti a mettere in piedi questa mostra in meno di sei settimane tra la prima idea e l'inaugurazione di oggi. E in questo stesso spirito di collaborazione affrontiamo ora insieme le 'Fatichè della lotta contro l'Idra della burocrazia, contro l'approfittatore Caco, e con la stessa energia 'puliamo le stallè dalla disfunzionalità e dalla disorganizzazione". Soggetto raffigurato molto spesso nella statuaria antica (rappresentata in mostra da nove pezzi provenienti dai depositi della Galleria e da Villa Corsini), sia nella scultura a tutto tondo di grande e piccolo formato, sia nei rilievi, sia nella preziosa minuziosità della glittica, Ercole è l'incontrastato protagonista della mostra, qui celebrato per la sua forza straordinaria e per le sue gesta incredibili. La parte centrale della mostra affronta i temi delle fatiche, illustrati da incisioni, dipinti e altri oggetti d'arte, per poi illustrare temi iconografici specifici: il tema di Ercole al bivio fra il Vizio e la Virtù, che ebbe enorme diffusione come tema a sè stante dal Quattrocento al Settecento; l'eroe come oggetto di studio e documentazione da parte dell'antiquaria; la curiosa iconografia dell'Ercole gallico, che trascina le genti con la sua oratoria, rappresentata da catene d'ambra e d'oro originate nella sua bocca; il difensore delle muse, che protegge le arti dall'Avarizia dei mecenati, la loro più insidiosa nemica. Infine, a documentare l'aspetto più umano e più fragile di questo grande protagonista dell'immaginario eroico dell'umanità, il momento della satira, quando la regina di Lidia, Onfale, lo obbliga a svolgere lavori domestici come filare la lana, appropriandosi della sua leontè (la pelle del leone, conquista della sua prima fatica) e della clava.

 Fabrizio Del Bimbo

venerdì 18 dicembre 2015

Friends of Florence e Marchesi Antinori mecenati degli affreschi della Badia di Passignano

Sono terminati recentemente i lavori di completamento del restauro degli affreschi quattrocenteschi del meraviglioso Refettorio monastico all’interno della Badia di San Michele Arcangelo a Passignano (comune di Tavarnelle Val di Pesa in provincia di Firenze). L’intervento conclude il ciclo di lavori già iniziato più di 10 anni fa dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le province di Firenze Prato e Pistoia ed è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione non profit americana Friends of Florence insieme a Marchesi Antinori. Un impegno per la salvaguardia delle bellezze storico-artistiche del territorio. “Siamo oltremodo felici di vedere finalmente completarsi il progetto di restauro del magnifico affresco del Ghirlandaio a Badia a Passignano e di aver avuto la possibilità di portare il nostro apporto a questa nuova meritevole iniziativa dei Friends of Florence" sottolinea il Marchese Piero Antinori. “Il connubio tra arte e vino è certamente vincente anche per il contenuto culturale del vino. In questo caso esiste anche uno stretto legame tra Antinori e la Badia di Passignano che ci ha indotto a contribuire al restauro del magnifico affresco del Ghirlandaio, che ridarà nuova vita e grande attrattiva a tutto il comprensorio”. Marchesi Antinori continua così il suo impegno a sostegno dell’arte in tutte le sue forme, attività a cui la famiglia Antinori si dedica fin dal 1385 parallelamente all’eccellente produzione vinicola. Oltre al contributo per il restauro degli affreschi di Badia a Passignano, la famiglia Antinori nel 2016 renderà possibile il restauro della lunetta di Giovanni della Robbia che fu commissionata da un antenato della famiglia e che fu acquistata nel 1898 dal collezionista d'arte americano A. Augustus Healy come regalo per il Brooklyn Institute. La lunetta farà parte della mostra ‘Della Robbia: Sculpting with Color in Renaissance Florence’ in programma dal 9 agosto al 4 dicembre 2016 presso il Museum of Fine Arts di Boston e dal 29 gennaio al 4 giugno 2017 al National Gallery of Art, Washington, DC. L’intervento di restauro della Sala del Cenacolo all’interno della Badia di Passignano è stato realizzato nel nome della collaborazione fra Marchesi Antinori e la Fondazione Friends of Florence e tutti coloro che ne sono coinvolti. La Sala del Cenacolo è stata così salvaguardata per consegnarla ai visitatori che potranno immergersi nella cultura e nella spiritualità di questo luogo. I LAVORI DI RESTAURO L’intervento sostenuto da Marchesi Antinori e dalla Fondazione Friends of Florence ha completato il progetto di restauro finalizzato a riportare la sala del Refettorio alla sua bellezza originaria: grazie a questo si è infatti concluso il restauro dell’affresco di Domenico Ghirlandaio, delle due scene realizzate da Bernardo Rosselli, del pulpito, degli ulteriori elementi lapidei e degli intonaci antichi. Il lavoro svolto sull’Ultima Cena ha portato a integrare le molte e diffuse lacune, valorizzando la qualità pittorica dell’opera che, in modo particolare per quanto riguarda le figure del Cristo e degli apostoli, può essere ricondotta al diretto intervento di Domenico Ghirlandaio, come peraltro attesta la documentazione archivistica che per l’occasione si è tornati a consultare e a interpretare in ragione dei dati raccolti grazie alla visione ravvicinata del lavoro e alle ulteriori analisi scientifiche realizzate. Le indagini, condotte dall’ing. Nicolino Messuti di ISTEMI (analisi igrometrica, riflettografica all’infrarosso e in fluorescenza ai raggi X) hanno accompagnato l’intervento dei restauratori dell’impresa Cellini, assicurando la completa rimozione delle ridipinture e ripristinando quindi l’autenticità di quanto oggi si propone ai visitatori e agli studiosi. Ugualmente fondamentale è stato l’apporto dato ai direttori dei lavori Giorgio Elio Pappagallo e Claudio Paolini dalla consulenza e dell’assidua presenza in cantiere di Sabino Giovannoni, già attivo presso i laboratori di restauro dell’Opificio delle Pietre Dure e con un’importante esperienza nel restauro di affreschi quattrocenteschi. Nel corso dei lavori si è tra l’altro evidenziato come la bottega del Ghirlandaio già a questa data (siamo nel 1476) avesse definito una modalità operativa (a partire dai variati sistemi di riporto dei disegni preparatori sulla parete) e più in generale un’organizzazione del cantiere pienamente rispondente a quanto ben documentato per i più tardi affreschi di Santa Maria Novella. ALCUNI CENNI SULL’OPERA E SUL RESTAURO La sala del Refettorio fu realizzata nel periodo di massimo splendore del monastero quando, essendo succedutisi quali abati due personalità di grande prestigio e potere (Francesco Altoviti tra il 1440 e il 1455 e Isidoro del Sera tra il 1455 e il 1485), il complesso subì una radicale trasformazione con lavori per lo più riconducibili alla direzione del “maestro di murare” Jacopo di Stefano Rosselli. Nell’ambito della seconda fase di questi lavori fu appunto realizzato anche il nuovo refettorio dei monaci, una sala che si sviluppa su un lato del chiostro, coperta con volte a botte lunettate poggianti su capitelli in pietra serena, di grande ampiezza. Fu sempre l’abate del Sera che incaricò nel 1476 Domenico del Ghirlandaio di realizzare l’affresco de L’Ultima Cena, sopra al quale erano state dipinte pochi anni prima, nel 1474, da Bernardo Rosselli, due scene raffiguranti La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre e Caino che uccide Abele. Dopo le soppressioni del 1866 che non risparmiarono neppure questo complesso, il monastero fu acquistato dai conti Dzieduszycki che lo ristrutturarono profondamente, trasformandolo nel loro castello. Fra i lavori di sistemazione ci fu anche il riassetto del refettorio che divenne un vero e proprio salone di rappresentanza. Arricchito attorno al 1890 da un grande camino esso fu messo in comunicazione con il chiostro antistante mediante l’apertura di due porte sul lato sinistro. L’intera sala fu poi decorata con riquadri geometrici e stemmi di gusto trecentesco, che la trasformarono in un ambiente suggestivo ma d’invenzione. “Purtoppo in questa occasione – sottolineano i direttori dei lavori – l’affresco di Domenico Ghirlandaio fu oggetto di pesanti ridipinture che celarono alla vista numerosi particolari fondamentali per comprendere l’altissima qualità dell’opera. Nel corso del cantiere aperto nel 2002, oltre a liberare la parete di fondo da queste ridipinture, furono riscoperte al di sotto delle decorazioni ottocentesche che interessavano le altre tre pareti della sala, ulteriori pitture ad affresco (ben documentate dalle carte d’archivio) eseguite da Benedetto e Cesare Veli nel 1598, raffigurante santi e beati vallombrosani. Il ritrovamento portò così alla decisione di eliminare le trasformazioni tardo ottecentesche per riportare la sala alla sua dimensione quattro cinquecentesca”. Attualmente l’ambiente si presenta nuovamente visitabile (così come lo è la chiesa e altri artistici ambienti del complesso), con del tutto risarcita la parete di fondo con gli affreschi di Bernardo Rosselli e Domenico Ghirlandaio e l’estesa volta lunettata, mentre gli affreschi tardo cinquecenteschi sono in attesa di essere definitivamente recuperati e restaurati.

 Fabrizio Del Bimbo

Ik 19 e 20 dicembre “Shenzhen significa inferno” al Teatro Manzoni di Calenzano



Sabato 19 alle 21.15 e domenica 20 dicembre alle 16.30, Stefano Massini firma “Shezen significa inferno” con Luisa Cattaneo, per un testo ispirato alla vera storia di una fabbrica-lager cinese in cui vengono assemblati i telefoni cellulari, che vede il patrocinio di Amnesty International: una sola voce per cinque personaggi, immersi dall’autore in un’atmosfera agghiacciante, a tratti quasi insostenibile, densa di martellanti interrogativi.
Chiusi per sessanta minuti in una stanza, quattro operai, due uomini e due donne, vengono sottoposti a un test spietato per mettere alla prova le loro attitudini e le latenti fragilità. Una psicanalisi alla rovescia, in cui ogni espediente viene utilizzato per azzerare o rilanciare l’autostima degli intervistati, in un continuo alternarsi di stati emotivi. Il testo è ispirato alla storia vera della fabbrica-lager cinese dove vengono assemblati i nostri telefoni cellulari che, con oltre ottocentomila dipendenti, è diventata famosa nel mondo dopo un’ondata di suicidi nel 2010. Il nuovo testo scritto da Stefano Massini non ha niente di tutto ciò che caratterizza solitamente i monologhi. Qui i personaggi sono addirittura cinque, immersi dall’autore in un’atmosfera agghiacciante, a tratti quasi insostenibile, densa di martellanti interrogativi. Perché in fondo tutta questa drammaturgia è una drammaturgia della domanda, un vero interrogatorio, un’inquisizione senza sosta né tregua, concepita per spiazzare e far emergere i punti di rottura.
Cartellone nel segno della femminilità e fuori dagli stereotipi, quello che segna la stagione 2015/2016 del Teatro delle Donne, il centro nazionale di drammaturgia ospitato dal Teatro Manzoni di Calenzano, tra Firenze e Prato.
Laura Sicignano, Amanda Sandrelli, Elena Arvigo, Ivana Sajko, Stefano Massini sono alcuni dei nomi che ricorrono negli oltre dieci spettacoli in programma fino maggio 2016, a conferma di un programma che spazia tra generi e temi legati all’universo femminile.
Amanda Sandrelli sarà di nuovo al Teatro Manzoni di Calenzano a gennaio, per salire in cattedra nella scuola di formazione del Teatro delle Donne con un corso sul testo di Concita De Gregorio “Una madre lo sa - Tutte le ombre dell’amore perfetto” e poi in marzo con lo spettacolo Maternity Blues (From Medea)” (4, 5, 6 marzo) per la regia di Elena Arvigo.
Sabato 9 gennaio, nuova produzione del Teatro del Carretto “Le Mille e una Notte”, con la drammaturgia e regia di Maria Grazia Cipriani. Il tema è solo un pretesto, il filo conduttore, la cornice che si fa elemento di raccordo tra visioni e frammenti di racconti felici o tragici tratti dalla mitologia, dalla fiaba, dalla letteratura e dalla drammaturgia fino a quelli tratti dalla cronaca dei nostri giorni: un universo onirico e visionario che il teatro può offrire e che poi ci viene incontro ogni giorno dai titoli dei giornali.
Da venerdì 22 a domenica 24 gennaio, l'autore e regista Giuseppe Manfridi mette in scena “La Ribelle”, con l'attrice Silvia Budri. Una prima nazionale che vede un testo molto forte, crudo, intenso, corrosivo, ma anche delicato e lirico per la struttura in versi, ricchissimo di pathos emotivo. Il rapporto tormentato e scavato profondamente dalla perdita del figlio, porta la donna a una ribellione tanto lucida quanto delirante nel dolore che accompagna le sue parole verso il divino.
E fino al 21 maggio tanti gli spettacoli in cartellone. Dalla novità assoluta “Glory Hole” di Ilaria Mavilla con Roberto Andrioli e la regia di Gherardo Vitali Rosati, alle “Relazioni Pericolose” liberamente ispirate al romanzo di Choderlos De Laclos con Elena Dragonetti e Aldo Ottobrino. Dalla nuova versione di “Donna non rieducabile” di Stefano Massini con Elena Arvigo, su Anna Politkovskaja, a una ricognizione sul tema della guerra affrontato da due diversi autori: Gianfranco Berardi con la nuova produzione ”La prima, la migliore”, testo sulla Grande Guerra, e da Ivana Sajko, autrice croata tradotta e rappresentata in tutta Europa, con “Rose is a rose is a rose is a rose”, testo in cui si analizzano i sentimenti e i rapporti in tempo di guerra.
Oltre alla stagione le attività del Teatro delle Donne comprendono: la Scuola Nazionale di Scrittura Teatrale fondata da Dacia Maraini, i corsi della Calenzano Teatro Formazione creata da Stefano Massini, l’attività di produzione, dal 2015 riconosciuta e finanziata dal Ministero per i beni e le attività culturali, l’archivio del centro nazionale di drammaturgia, una nuova rassegna di teatro emergente e quella per le scuole di Calenzano.
Del Bimbo Fabrizio

Castelfalfi Toscana Resort Castelfalfi è stato annoverato tra le “100 Eccellenze Italiane”



Castelfalfi, dicembre 2015. Toscana Resort Castelfalfi è stato annoverato tra le “100 Eccellenze Italiane” nel prezioso volume grazie al suo noto e apprezzato campo da Golf. Sviluppato sfruttando la topografia naturale per valorizzare e preservare il territorio circostante, il campo, sin dalla sua inaugurazione, è stato considerato uno dei percorsi più affascinanti d’Italia, riuscendo ad attirare golfisti professionisti provenienti da ogni parte del mondo. Per queste sue caratteristiche il campo è stato inserito all’interno del volume che ha come scopo la valorizzazione del Made in Italy, un marchio certificato e riconoscibile a livello mondiale, attraverso il racconto di storie di successo di ogni settore e categoria che danno vita a una “galleria su carta” di personaggi, marchi e aziende di pregio di tutta la Penisola.
Un inserimento che premia ulteriormente l’esclusivo Golf Club Castelfalfi con le sue 27 buche dislocate su oltre 9,400 metri di pendio e prati incastonati tra boschetti di ulivi. Sono due i percorsi su cui è possibile cimentarsi: il 18 buche Mountain Course (Par 72), ridisegnato dai premiati architetti Moroder e Preissman, si estende per 6,351 metri con ripidi dislivelli ed ostacoli d’acqua che lo rendono uno dei tracciati italiani più stimolanti e di sicuro richiamo. Ogni buca è caratterizzata da un carattere individuale, in piena sintonia con la vegetazione preesistente. Nel novembre 2011 è stato inaugurato il 9 buche Lake Course (Par 37), progettato anch’esso dagli architetti Moroder e Preissmann, che lo hanno studiato affinché fosse adatto a ogni livello di esperienza.
Grazie alla sua bellezza e alla sua capacità di coniugare natura, storia e tradizione, il Golf Club del Resort rientra a pieno titolo tra gli esempi più rappresentativi dell’innovazione italiana. Toscana Resort Castelfalfi raggiunge così un nuovo e importante traguardo che sottolinea ancora una volta quanto l’attuazione del suo impegnativo progetto si riveli, giorno dopo giorno, una scelta vincente. 
Del Bimbo Fabrizio