venerdì 2 settembre 2011

Alla Limonaia di Villa Strozzi MIMO LIMIT, il design ceco in mostra



Organizzata da
Ambasciata della Repubblica Ceca
Consolato Onorario della Repubblica
Ceca per la Toscana

COMUNE DI FIRENZE
QUARTIERE 4



MIMO LIMIT
( OLTRE IL LIMITE)
Unity of beauty in plurality"-
UNITA' DI BELLEZZA NELLA PLURALITA'
Architettura
e design a Praga e nella Repubblica Ceca
Limonaia di Villa Strozzi –
Via Pisana
Firenze
1 - 8 settembre 2011

La mostra che nasce da un
‘idea dell’architetto Giuseppe Oliverio mette il risalto il grande
cambiamento subito dall'Architettura e dal Design nella Repubblica
Ceca, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino tramite un
eclettica esposizione di importanti progetti realizzati da Mimolimit
. La Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca ) è stata la prima nazione
ad avviare nel 1968, con la celebre "PRIMAVERA DI PRAGA", la
cosiddetta rivoluzione sociale che ebbe il suo culmine nel 1989 con la
caduta del Muro di Berlino. Nell’arco di quel ventennio presero forma
le linee guida della rinascita dell'Architettura e del Nuovo Design
Ceco, ormai riconosciuto come "scuola" a livello europeo. Il programma
di Unity comprende conferenze e dibattiti ai quali parteciperanno
architetti e designers italiani e cechi, tra cui Barbora Scorpilova,
una delle maggiori designer dell’ultima generazione e gli architetti
italiani Giovanni Galanti e Fabio Ramelli. Sono previsti anche dj set
a cura di Jan Stephan con una playlist di BAZAR CD-VYKUPZAHOTOVE- uno
dei maggiori music store di Praga e concerti dal vivo di Acquaraggia
che proporranno un repertorio di cover di brani con l’architettura e
gli architetti , da Frank Lloyd Wright a the Architetcs, il concerto di
Fabrizio Mocata( piano solo)con musiche di Dvorak, Vitous e infine uno
spettacolo di danza finale su musiche di Smetana.


L’evoluzione del
Design nella Repubblica Ceca

Dopo la seconda guerra mondiale, il
design mondiale ha subito una grande trasformazione infrangendo molti
tabù riguardo ai concetti di “buon gusto” ed “utilità” .
Nella
Repubblica Ceca il design lottava per sopravvivere ai cambiamenti
sociali e politici del regime socialista che aveva radicalmente messo
fine alla grande tradizione della moderna architettura cecoslovacca. Il
design divenne così sinonimo di un lusso eccessivo associato uno stile
di vita tipicamente capitalistico,
Di conseguenza, le abitazioni, gli
uffici del ben nutrito apparato burocratico statale, i negozi e persino
i ristoranti ed i cafès erano sommersi dal cosiddetto “grigio
standardizzato”.
Mobili lucidati in un’unica maniera, lettini
pieghevoli ricoperti di leskimo (sfocato materiale lucido tratto da
fibre artificiali), tavoli di umakart ( un tipo di plastica che imita
il legno ed altri modelli decorativi), posate pieghevoli in alluminio,
bicchieri color senape, ecco i must del design ceco dell’epoca. Infine
la vasta proliferazione di “ proprietà modello scatola” uccideva il
senso estetico di villaggi, città e regioni intere con abitazioni
uniformi anonime e poco ispirate. Le riviste professionali non
scrivevano abitualmente di design, ma di “artigianato” e “arti
applicate”e i giornali,in generale si preoccupavano di
impedire che la
parola "design" saturasse i lettori e li portasse a considerare
l'atmosfera delle famiglie ceche troppo decadente
Gli anni 90
Nel
1990, il Museo di Arti Decorative di Praga organizzò la Mostra "Strade
verso il Post-Modernismo "sull’architettura degli anni 80 che segnò una
vera e propria svolta. Quello stesso anno, Borek Sipek divenne capo
del dipartimento di Architettura e Design alla Accademia delle Arti, di
Praga, introducendo non soltanto un nuovo stile, ma anche un approccio
intermediale al design come disciplina artistica e filosofica. Nei
primi sei anni della sua attività, dal Dipartimento uscirono alcuni
tra i più promettenti nomi dell’ultima generazione. Tra questi Barbora
Skorpilova, ospite della rassegna fiorentina che afferma di essere
grata a Borek per aver capito che attraverso il design si può creare
“una storia vera per la gente" ,dopo aver imparato “a non aver paura di
pensare a se stessa”


Fabrizio Del Bimbo

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