venerdì 11 luglio 2008

Gli "uomini soli" di Marco Innocenti

Metafora di costume, il libro di Marco Innocenti La città degli uomini soli (Dario Flaccovio Editore), percorre sentieri di inquietanti attese: emarginati, esclusi o perseguitati, allineati, strumentalizzati o senzienti (per dirla con Calvino), tutti sono “soli” nella città (fantastica) di Mediterranea dove il libro è ambientato. Una finestra affacciata su realtà immaginarie che ammiccano ad altre realtà molto vicine al nostro quotidiano e il cui fiato sembra alitare sul nostro collo.
Minacciati da una legge che prevede l’internamento per tutti i single che abbiano superato l’età matura, o per quanti abbiano tendenze omosessuali, gli abitanti di Mediterranea offrono all’autore il pretesto per aprire una interessante parentesi sul “diverso” che è fra noi, quello che spesso è fonte delle reazioni più disparate: sospetto, cautela, rifiuto oppure accoglienza e disponibilità nel confronto con l’altro che arricchisce i nostri stimoli culturali.
Al di là comunque dei rimandi a molteplici significazioni, il libro di Marco è la storia dell’essere umano, con le sue paure, i suoi dubbi, i suoi passi incerti, alla costante ricerca di una identità che oggi, fra le tante ammiccanti certezze, più mai sembra sfuggirci di mano.

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