mercoledì 14 novembre 2018

Nuove cure per il Parkinson con arte e musica

Con questo convegno che si terrà a Firenze dal 14 al 17 novembre prossimi si vuole fare il punto sulle ultime ricerche sulla malattia di Parkinson, con particolare attenzione alla riabilitazione attraverso le arti. Tra i relatori, il neurobiologo britannico Semir Zeki e l’esperto di musica e cervello dell’Università di Harvard Gottfried Schlaug 
Arte e musica possono aiutare i malati di Parkinson a mantenere il più a lungo possibile la propria autonomia motoria e migliorare la loro qualità di vita, purché i programmi di riabilitazione siano costruiti sulla base delle conoscenze scientifiche più accurate ed erogati da operatori opportunamente formati.

Parteciperanno al convegno inaugurale il neurobiologo britannico Semir Zeki (autore di Con gli occhi del cervello. Immagini, luci e colori, Di Renzo Editore, 2008), che parlerà delle basi neurobiologiche della percezione del bello e Gottfried Schlaug, direttore del laboratorio di neuroimaging della musica presso la Harvard Medical School, che spiegherà in che modo la musica contribuisce alla plasticità cerebrale. Il pomeriggio si concluderà con alcune presentazioni dedicate alle conoscenze scientifiche e agli studi sulla riabilitazione della malattia di Parkinson attraverso l’arte e la musica.
La giornata si chiuderà a Palazzo Strozzi dove, grazie al confronto con le esperienze del Centro Parkinson di Villa Margherita (Kos Care) di Vicenza e della Città di Bassano del Grappa con il progetto Dance Well - movimento e ricerca per il Parkinson, la Fondazione Fresco e la Fondazione Palazzo Strozzi propongono Corpo libero. Vivere l'arte con il Parkinson, un percorso di interazione con le opere della mostra Marina Abramović. The Cleaner (21 settembre 2018-20 gennaio 2019) dedicato ai malati di Parkinson. I partecipanti alla serata avranno l’opportunità di vedere alcune azioni coreografiche all'interno del percorso della mostra.
«La Fondazione Fresco è nata nel 2015 per creare un ponte tra l’Italia e il Marléne and Paolo Fresco Institute for Parkinson’s and Movement Disorders che ho contribuito a sostenere presso la New York University» spiega Paolo Fresco, presidente della Fondazione. «Ho sempre pensato che l’arte in tutte le sue forme possa contribuire moltissimo alla qualità di vita dei malati di Parkinson e di disturbi del movimento».
 La Fondazione Fresco, che ha sede a Fiesole (Firenze) lancerà, dal gennaio 2019, un programma di formazione continua per medici, operatori sanitari e non solo. «Il nostro progetto è quello di diventare un centro di formazione specializzato per la malattia di Parkinson, in grado di erogare corsi innovativi e multidisciplinari rivolti sia alle figure sanitarie sia a tutti quegli operatori (arteterapisti, musicoterapisti, danzatori, insegnanti di tai-chi, Yoga, Boxing, Nordic Walking) che curano i pazienti attraverso tecniche non farmacologiche, contribuendo grandemente a mantenere la loro autonomia e qualità di vita. Inoltre verrà prestata una particolare attenzione alla formazione per i pazienti con i loro familiari, con corsi specificamente disegnati per loro» conclude il Dr. Daniele Volpe, Direttore della Fondazione Fresco.
Del Bimbo Fabrizio

giovedì 8 novembre 2018

Presentata la sesta edizione del Premio Semplicemente Donna

Nella Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo è stata presentata la sesta edizione del Premio Semplicementente Donna. Sarà il teatro Signorelli di Cortona il prossimo 23 novembre ad ospitare la cerimonia di consegna.
Un evento che ogni anno promuove attraverso la testimonianza delle donne insignite del riconoscimento un momento di riflessione contro la violenza di genere.


A dare il benvenuto il presidente della Provincia di Arezzo, Silvia Chiassai. “Un plauso agli organizzatori e alla giuria perché portano avanti da alcuni anni un evento come questo che vuole mettere in risalto le capacità professionali delle donne, le loro esperienze, le loro doti”.

Esempi di donne che hanno dovuto lottare per veder riconosciuti i loro diritti, ma anche donne che attraverso il loro lavoro e il loro impegno sono riuscite ad affermarsi. Tra le premiate di questa edizione ecco la principessa Al Reem Al Tenaiji, Lucia Goracci, Wydad Akrey, Natasa Kandic, Filomena Lamberti, Lucia Votano, Eleonora Daniele e Anna Amati. Spazio però anche a due premi speciali destinati al progetto “Come a casa” e al procuratore generale di Firenze, Marcello Viola.

“E’ la prima edizione che vivo come presidente di giuria ma sono entrata a far parte del comitato fin dall’anno zero - spiega Patrizia Macchione, presidente della giuria - ho vissuto la storia del premio, la sua nascita e la sua motivazione. Abbiamo avuto negli anni scorsi nomi molto rilevanti e importanti. Gratifica e soddisfa trovare in questo percorso grandi personalità che hanno accolto con piacere e consenso la partecipazione al premio Semplicemente Donna facendoci così capire che questo è un momento molto importante e che siamo sulla strada giusta. Questa iniziativa vuole essere un progetto di prevenzione, oltre che di informazione, per affrontare e combattere uno dei fenomeni più odiosi”.

Di fatto la cerimonia di consegna è solo l'apice di un evento che ha tra i suoi principi quelli di promuovere l'eliminazione della violenza di genere attraverso gli incontri con gli studenti. Come già accaduto in passato le premiate nella mattina di venerdì 23 novembre potranno incontrare, conoscere e porre le loro domande alle premiate.

“La sesta edizione grazie al Comune di Cortona e alla vicinanza del mondo della scuola permetterà ancora una volta agli studenti delle scuole superiori di potersi confrontare con le premiate di questa edizione” spiega Chiara Fatai, vicepresidente del comitato organizzatore.

Sabato 24 novembre spazio a due ulteriori appuntamenti. A Cortona la dottoressa Vittoria Doretti, promotrice del Codice Rosa, e Marcello Viola, procuratore generale di Firenze, incontreranno gli studenti delle scuole cortonesi nel salone del Maec alle ore 10. Alle ore 11 ad Arezzo il Liceo Classico ospiterà un altro incontro promosso dal Club Soroptmist di Arezzo.

Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo 

martedì 6 novembre 2018

Le opere di Mao Jianhua alla Fondazione Zeffirelli

Dal 7 al 30 novembre 2018 nella suggestiva Sala della Musica del Complesso Monumentale di San Firenzeze sarà visitabile la mostra del pittore, filosofo e poeta cinese Mao Jianhua, dal titolo “Mountains. Secret Harmony of the Earth”, a cura di Cristina Acidini, promossa dalla Fondazione Franco Zeffirelli, con il patrocinio del Comune di Firenze e del Consiglio Regionale della Toscana, con la collaborazione dell’Associazione culturale Acontemporaryart.
Il progetto espositivo propone una selezione di venticinque opere pittoriche eseguite con pennello e inchiostro su carta di riso fatta a mano, di varie dimensioni, dai fogli di piccolo formato a rotoli più imponenti, uno dei quali raggiunge ben undici metri di larghezza. Attraverso queste opere dalle dimensioni maestose e, al contempo, intimiste, Mao Jianhua dà forma alla segreta armonia della terra, alla musica delle montagne sacre, al suono primordiale dell’universo che nella tradizione cinese risuona attraverso il guqin, lo strumento musicale cinese dalla storia millenaria.


Il percorso della mostra coinvolge il visitatore in un atto di contemplazione della natura, alla ricerca dell’armonia interiore e della sinfonia naturale che viene captata attraverso l’ascolto della musica del guqin che vibra con il ritmo delle montagne e il cui suono melodioso e avvolgente induce un introspettivo silenzio, favorendo un senso di raccoglimento e meditazione. Così, l’energia sprigionata dalla sacralità delle montagne si trasforma in creazione artistica e poetica.

Non si tratta della semplice rappresentazione “realistica” del vero e della natura, bensì l’artista, attraverso forme stilizzate, intende esprimere la musica della natura, la sua vibrazione, proprio come un suonatore di guqin; è in tal senso che in questa mostra musica pittura dialogano all’unisono, anzi per l’artista sono la stessa cosa. Se la musica del guqin rappresenta la natura con il suono, la pittura lo fa sotto forma d’immagini, attraverso linee e colori. 
Nella tradizione culturale della Cina imperiale, la musica del guqin, il gioco degli scacchi, la calligrafia e la pittura erano considerate le quattro pratiche basilari che ognuno doveva coltivare per educare e raffinare se stesso. La musica del guqin è strumento d’elevazione e accrescimento per il letterato, così come lo è per il sovrano. Fin dall’antichità la pratica del guqin, in luoghi aperti e isolati come le montagne, era parte essenziale delle competenze artistiche di un erudito, e ancora oggi è considerato il mezzo per armonizzarsi con l’universo, trasmettendone il suono, il respiro profondo. Mao Jianhua procede coerentemente con questo insegnamento.

Oltre alla disciplina spirituale e filosofica, anche le esperienze della vita hanno contribuito alla formazione dell’originale personalità dell’artista, tanto che Mao Jianhua, imprenditore per lungo tempo impegnato a livello internazionale, ha dato una svolta alla propria vita intraprendendo una profonda ricerca dei fondamenti culturali e spirituali della tradizione cinese. Dedito fin da giovanissimo alla nobile arte della calligrafia, Mao Jianhua ha iniziato a dipingere dodici anni fa, partendo da uno studio approfondito dei “classici” della pittura Shan shui (montagna-acqua), imperniata sulla raffigurazione del paesaggio e che ebbe la sua piena fioritura sotto la dinastia Song del Nord (dal 960 al 1127). Seguendo il metodo accademico più tradizionale, quindi partendo dalla copia dei capolavori degli antichi maestri (i pittori delle dinastie Song, Yuan e Qing), Mao Jianhua si è affidato alla guida spirituale di un Maestro, dedicandosi al taoismo e al buddhismo zen, alla meditazione, all’isolamento, alla musica, agli scacchi, alla calligrafia e alla pittura, riscoprendo il rapporto simpatetico con la natura. È sulle Montagne Gialle, che ha visitato per sei volte, che Mao Jianhua ha trovato la sua strada personale alla pittura Shan shui, curandone con dedizione ogni aspetto, dal supporto (la carta), agli strumenti (i pennelli), alla gamma cromatica (gli inchiostri). Per lo più utilizzando inchiostro nero su fondo bianco, la tecnica di Mao Jianhua, severamente minimalista, procede per pennellate decise, che spaziano dal nero più cupo alle più tenui sfumature di grigio talvolta interrotte da inaspettate tinte pastello, su carta di riso fatta a mano. La carta Xuan, nota come carta di riso cinese, in realtà si ottiene dalla corteccia dell’albero del sandalo e fin da tempi remoti è stata usata per scrivere e per dipingere.

Soffermandosi sui paesaggi di Mao Jianhua, Cristina Acidini, curatrice della mostra, sottolinea che in essi “ritroviamo le lunghe, tortuose impaginazioni di rivi fluviali scorrenti ad anse fra le campagne alberate, ma soprattutto le vette montuose che s’innalzano impervie e ripide, spesso da pallide e indistinte falde di nebbia”, e sono proprio le montagne che “acquistano sfumature di personalità, che le rendono ispiratrici di situazioni emotive profondamente umane. Ci voleva un artista che fosse insieme poeta e filosofo, per restituire con i semplici media dell’antica tradizione cinese la sinfonia segreta della natura, che si fa intendere e si dischiude solo attraverso il percorso paziente della meditazione, fino a immedesimarsi col respiro profondo dell’universo”.
Le montagne, che emergono attraverso segni grafici a tratti potenti o più delicati, sono autentici paesaggi spirituali e lo scopo dell’artista non è riprodurre paesaggi gradevoli, ma creare uno spazio animato dal soffio vitale, dal respiro dell’universo che si concretizza nella melodia realizzata dall’artista, tale soffio è riconduce al filo invisibile che regge il cosmo; le montagne di Mao Jianhua sono le forme simboliche con cui l’universo si fa concreto. 

La vera opera d’arte, non importa se pittura o scultura” - spiega l’artista Mao Jianhua - “deve essere un’espressione della libertà della vita. Dietro a ogni opera d’arte c’è un messaggio di armonia interiore e di senso di pace, che si trasmette all’osservatore. Ogni dipinto dispiega sulla carta la vita con la sua immagine, ritmo e colore”.

Dopo il vernissage al Vittoriano di Roma” - dichiara Pippo Zeffirelli, vicepresidente dell’omonima Fondazione - “siamo lieti di ospitare le opere di Mao Jianhua presso il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli. È la scoperta di un artista che ha saputo portare tratti di modernità ad una grande visione tradizionale cinese. Con le sue tecniche artistiche, con le sue grandi pennellate intrise di inchiostro e la capacità di variazioni infinite, Mao Jianhua è riuscito a conquistarsi l’ammirazione di molti pittori del mondo occidentale”.

L’elegante catalogo realizzato a corredo della mostra, dal titolo “Mountains. Secret Harmony of the Earth”, a cura di Cristina Acidini, con i testi di Cristina Acidini e Carla Casu, è pubblicato da Edizioni Plan.


ORARI MOSTRA
La mostra sarà visitabile dal 7 al 30 novembre 2018 con i seguenti orari:
Da martedì a domenica: dalle ore 10.00 alle ore 18.00 
(chiusura biglietteria ore 17.00)
Lunedì chiuso
Ingresso libero con il biglietto del Museo Zeffirelli

Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo 

venerdì 2 novembre 2018

I film della terza giornata di France Odeon 2018


Venerdì 2 Novembre, cinema La Compagnia Terza giornata per France Odeon, festival del cinema francese di Firenze.
Il programma di film inizia al cinema La Compagnia dalle ore 16.30 con un omaggio a Pascal Thomas, con l’anteprima mondiale del film À cause des filles… et des garçons!? : l’esilarante vicenda di un neo-marito che, appena conclusa la cerimonia nuziale in chiesa, scappa con l’amante, lasciando sbigottiti sposina e invitati, a cui non resta, nell’attesa,  che approfittare del pranzo già pagato. Alla presenza del regista Pascal Thomas.Si prosegue alle 18.30 con Un homme pressé di Hervé Mimran. Il protagonista, Alain (Fabrice Luchini) dirige la più importante azienda automobilistica francese, e pur di raggiungere gli obiettivi che si è posto non risparmia niente e nessuno, tanto meno sé stesso. Finché un giorno il fisico gli cede e un’ischemia lo mette fuori uso. Tutti gli voltano le spalle a partire dai vertici aziendali. L’unica persona che rimane a prendersi cura di lui è Jeanne (Leïla Bekhti) un’affabile ortofonista che lo aiuta a ritrovare l’uso della parola.Ospite d’onore: il regista Harvé Mimran
Il primo film della serata, alle 20.30, En liberté di Pierre Salvadori  dove Ivonne (Adèle Haenel), giovane ispettrice di polizia, scopre che suo marito, il capitano Santi, eroe locale morto sul campo, non era un poliziotto coraggioso e integro come lei pensava, ma una vera canaglia. Determinata a riparare i danni commessi da quest’ultimo, incrocerà il cammino di Antoine (Pio Marmai), ingiustamente incarcerato per otto lunghi anni da Santi. Un incontro inatteso e folle che sconvolgeràle loro vite.La serata si conclude alle 22.30 con Normandie nue di Philippe Le Guay. François Cluzet interpreta il sindaco inquieto di un paese di allevatori della Normandia che non è più in grado di dare risposte alla grave crisi economica che investe l’intera popolazione. Così, per attrarre l’attenzione dei media accetta l’improbabile proposta di un artista di fama internazionale: realizzare una performance fotografica nella quale tutti gli abitanti di Mêle-sur-Sarthe poseranno nudi su un prato dove abitualmente pascolano le mandrie. Alcuni di loro accolgono la richiesta, altrila trovano gravemente offensiva.Ospite d’onore: il regista Philippe Le GuayIl programma del festival proseguirà poi nei giorni 3 e 4 novembre al cinema Odeon di Firenze. Biglietti intero: euro 8, Ridotto: euro  7 Abbonamento a 5 spettacoli: euro 30 Abbonamento 10 spettacoli: euro 50 Biglietto evento di chiusura: euro 10

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 29 ottobre 2018

Grande successo per Vinoè 2018




Si sono appena spente le luci   sulla terza edizione di Vinoè, prestigiosa kermesse enoica firmata FISAR, che ha registrato un nuovo successo di pubblico con oltre 11.000 ingressi, più di 850 etichette coinvolte e 15.000 bottiglie stappate e servite dai Sommelier FISAR durante i tre giorni di manifestazione.

“Gli appassionati di vino apprezzano Vinoè, i numeri ce lo dimostrano.  - dichiara Graziella Cescon, Presidente Nazionale FISAR – Per il terzo anno consecutivo abbiamo avuto conferma dell’importante ruolo strategico di FISAR all’interno del panorama enoico. Anche quest’anno abbiamo firmato un programma capace di raccontare le più importanti produzioni italiane ed estere tra banchi di degustazione, conferenze a tema e masterclass.”


Durante la tre-giorni il pubblico presente alla Stazione Leopolda è stato guidato dai Sommelier FISAR alla scoperta delle eccellenze italiane e internazionali attraverso selezionate masterclass come quelle dedicate a Vosne Romanée Clos des Reas 1er Cru, Millesimi dello Champagne, Lauro Podere La Regola, Brunello Poggio alle Mura e Nihonshu Sake giapponese. Non sono mancati importanti e qualificati momenti di aggiornamento, come quello dedicato ai vini senza solfiti aggiunti e allo studio dell’analisi sensoriale del vino condotto dall’Università di Firenze, alternati a incontri volti a soddisfare la curiosità del pubblico di appassionati e wine lovers come Sa di tappo: falsi miti  leggende metropolitane di Amorim Cork e l’introduzione alla degustazione dei distillati a cura di ANAG.
Sei i cooking show che hanno animato la Cucina di vino, firmati da: Edoardo Tilli di Podere Belvedere, Stefano Pinciaroli di PS, Simone Cipriani di Essenziale, Alberto Sparaino di Cum Quibus, Michelangelo Masoni di Macelleria&Bistrot, Francesco Secci di Shark Pescheria Contemporanea.
Novità assoluta dell’edizione 2018 è stata il “Premio Vinoè”, una competizione enoica che premia le migliori bottiglie presenti alla kermesse tra bianchi, spumanti, rosè e rossi. Sul palco centrale 20 espositori hanno ritirato il Papillon d’Oro e d’Argento.
Come da tradizione, sul palco centrale si è tenuto il passaggio di consegne tra il Miglior Sommelier dell’Anno 2017, Emanuele Costantini e il vincitore del titolo 2018, Marco Barbetti della Delegazione FISAR Bareggio.

Da oltre 45 anni FISAR è il punto di riferimento autorevole e strategico del settore enologico. Attraverso un fitto network di Delegazioni, la Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori sostiene e promuove una cultura del vino che diffonda i valori di indipendenza, territorialità e qualità.

Fabrizio Del Bimbo 

Il Codice Leicester in mostra agli Uffizi







“L’acqua vetturale della natura” scrive Leonardo da Vinci in quel Codice Leicester che dal 30 ottobre al 20 gennaio è esposto nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi. Ossia afferma che è proprio l’acqua a svolgere ed aver svolto da sempre la funzione di motore vero e proprio dell’evoluzione del pianeta.
Tutto il manoscritto, 36 fogli, 72 pagine, è fitto di appunti, riflessioni, teorie e straordinari disegni per illustrarci i concetti esposti, e la protagonista indiscussa del prezioso testo, acquistato nel 1994 da Bill Gates, è l’acqua. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci a Firenze è anteprima di assoluta grandezza delle celebrazioni leonardiane che si svolgeranno in tutto il mondo nel 2019 in occasione dei 500 anni dalla morte (2 maggio del 1519) di una delle figure-icona della storia dell’umanità.

La mostra, L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, a cura di Paolo Galluzzi, è frutto di oltre due anni di preparazione, e presenta eccezionali apparati tecnologici per poter consultare il codice così come numerosi altri preziosi fogli vinciani, e non solo.
Un progetto delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Galileo realizzato col determinante contributo di Fondazione CR Firenze.
La mostra si avvale inoltre del patrocinio e del contributo del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

"L’esposizione del Codice Leicester di Leonardo, insieme ad altri preziosissimi disegni e scritti del genio di Vinci - afferma Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi - dimostra il nostro impegno nel rendere accessibili tematiche molto complesse della ricerca scientifica, e nel contestualizzare episodi fondamentali di storia della scienza in una prospettiva del tutto contemporanea” e ricorda che “al visitatore degli Uffizi è data inoltre l’opportunità, – unica e straordinaria - di mettere in rapporto uno dei caposaldi della trattatistica di Leonardo con la sua attività pittorica, nuovamente allestita nella sala che gli è stata dedicata alle Gallerie”

"Il Codice Leicester - dichiara il direttore del Museo Galileo Paolo Galluzzi - frutto dell’ormai acquisita maturità come artista raffinatissimo, penetrante osservatore della natura, ingegnere capace di concepire progetti di straordinario ardimento e interprete originale dei fenomeni più significativi del macrocosmo e del microcosmo, offre una visione intrigante della vastità inaudita degli orizzonti esplorati dalla mente di Leonardo. Una mente protesa a raccogliere le sfide più complesse e a mettere in discussione le conclusioni stabilite dagli autori più accreditati della tradizione. Compilato nella fase più creativa della propria esistenza, nel cuore di una Firenze allora vera e propria ‘Scuola del Mondo’, il prezioso manoscritto documenta l’ossessione conoscitiva di Leonardo per l’elemento acqua, per i suoi movimenti vorticosi, per la forza plasmatrice e la potenza distruttrice che la caratterizzano. Con continui rimandi a Firenze, al suo impianto urbano e al suo fiume, risorsa e al tempo stesso minaccia per le comunità che ne popolano le rive. La mostra invita a compiere un viaggio in un tempo di visioni ardimentose, di progetti avveniristici, di manifestazioni del pensiero di inarrivabile genialità".

''Fondazione CR Firenze - dichiara il suo Presidente Umberto Tombari - è orgogliosa di partecipare ad una mostra di così grande importanza e di collaborare con due istituzioni di rilevanza mondiale quali Uffizi e Museo Galileo. Crediamo che una istituzione come la nostra debba sempre più dialogare e stabilire collaborazioni con importanti realtà internazionali per realizzare progetti comuni che hanno un ricaduta sul territorio. Abbiamo sostenuto lo spettacolare apparato multimediale della mostra realizzato dal Museo Galileo per rendere fruibile il Codice soprattutto ai giovani e ai non esperti. La Fondazione sta impegnando tante energie e risorse nella formazione e nell’ educazione delle nuove generazioni; un compito che riteniamo fondamentale soprattutto in questo particolare momento''.

«Genio, creazione, sperimentazione, bellezza e arte: tutto questo è stato Leonardo da Vinci per l’umanità e lo si evince anche dalle annotazioni del Codice Leicester. Ma qui non si tratta solo di rendere omaggio a ciò che è stato realizzato in passato, questo concentrato di genialità deve essere uno stimolo per le attività di oggi e ancor di più per tutte le imprese. Abbiamo perso il titolo di “Scuola del Mondo” come diceva Cellini, che questo evento, insieme a quelli che seguiranno, ci inducano a riflettere per rimettere il pensiero verso il progresso al posto delle sterili discussioni» ha detto Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di Commercio di Firenze.

Leonardo scrisse il Codice in gran parte tra il 1504 e il 1508: una stagione davvero magica della storia di Firenze, con la presenza contemporanea in città di grandissimi personaggi delle lettere, delle arti e delle scienze, che Benvenuto Cellini battezzò, genialmente, “La Scuola del Mondo”.
Per Leonardo, furono anni di intensa attività artistica e scientifica. In quel periodo effettuava infatti studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, cercava di mettere l’uomo in condizione di volare, era impegnato nell’impresa, poi non condotta a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare.

A quel tempo era diffusa la teoria che la luna fosse una perfetta sfera di cristallo: ma, riflette Leonardo, se così fosse la luce del sole apparirebbe sulla luna come un punto luminoso. Ne deduce, discostandosi dalla cosmologia tradizionale, che il motivo della sua luminosità diffusa sta nella stessa composizione del nostro satellite che, afferma, essere “gemella della terra” e coperta di acqua. Non solo, sostiene che perché la luce solare vi risulti diffusa uniformemente, la sua superficie deve essere irregolare come quella di una mora o di una pigna.
“I[o] lascierò qui stare le prove, le quali si faran poi nell’opera
ordinata, e attenderò solamente a trovare casi e invenzioni
e le metterò sucessivamente, secondo che [el]le
vengano, e poi darò ordine mettendo insieme quelle d’un
medesimo gienere; siché per ora non ti maraviglierai né
riderai di me lettore se qui si fa sì gran salti da materia a
materia” scrive Leonardo, quasi giustificandosi con il lettore, rimandando a poi un ordine che non introdurrà mai. Ed è anche questo fitto intrecciarsi di considerazioni e annotazioni che aumenta il fascino di questo documento meraviglioso, anche esteticamente, del quale si possono ammirare in mostra tutti i fogli, recto e verso,  esposti in severe ed eleganti teche di corten. Se la lettura per il visitatore non risulta agevole, e non solo per la scrittura “mancina” tipica del genio di Vinci, viene in soccorso una serie di schermi interattivi che consentono di consultare facilmente il Codescope, un avanzato strumento digitale grazie al quale è possibile sfogliare, in rappresentazione digitale ad altissima risoluzione, tutte le pagine del manoscritto (con funzioni di ingrandimento, trascrizione/traduzione in inglese dei testi, rovesciamento speculare della scrittura mancina di Leonardo, ecc.).  Il Codescope mette a disposizione dei visitatori un tutor che illustra in maniera sintetica ma rigorosa le tematiche più significative che vi vengono analizzate. In mostra sono presenti anche alcuni preziosissimi fogli originali e autografi del Codice Atlantico, del Codice Arundel e del Codice sul volo degli uccelli, rispettivamente di proprietà della Biblioteca Ambrosiana di Milano, della National Library di Londra e della Biblioteca Reale di Torino; fogli tutti compilati da Leonardo durante il corso dei medesimi anni.

Il percorso espositivo comincia con una serie di teche, sotto un pannello che pone la domanda se il da Vinci fosse “Uomo sanza lettere”.  I volumi esposti dimostrano viceversa che era un lettore attento: Leonardo, ormai cinquantenne, conosceva fra i greci Platone, Aristotele, Strabone, Archimede, fra gli autori latini e medievali Frontino, Alberto Magno, Alberto di Sassonia, ma anche Dante Alighieri, Ristoro d’Arezzo e Cecco d’Ascoli.
Alla fine del percorso, viene proiettato un video di circa 8 minuti, in italiano e in inglese, nel quale sono messe insieme le sue teorie sul ruolo dell’acqua nell’evoluzione del pianeta dalla preistoria ai tempi suoi.
Oltre alle teche che espongono le pagine originali dei Codici ed altri manoscritti preziosissimi prestati, per l’occasione da altre prestigiose istituzioni, grandi pannelli e schermi digitali narrano, anche con animazioni, del volo degli uccelli, dello scorrere dell’acqua dei fiumi e del moto ondoso dai mari, degli effetti delle maree, della luna, delle gocce d’acqua e delle bolle di sapone, del principio della costanza di flusso uguale sia nella confluenza di due fiumi che nell’organizzazione e funzionamento della circolazione sanguigna nell’uomo, del progetto avveniristico del canale navigabile sull’Arno da Firenze al mare, delle macchine per realizzarlo, per azionare una grande gru, per misurare le grandi distanze sul terreno.
Particolarmente suggestiva, nell’allestimento, è la proiezione sul pavimento del cadere di gocce d’acqua e dello scorrere dei ruscelli: il visitatore prova quasi l’effetto di immergervi i piedi, come il Cristo e il Battista che affondano nel fiume Giordano fino alle caviglie nel Battesimo di Cristo dipinto da Leonardo insieme al maestro Verrocchio ed esposto, nella nuova sala dedicata al da Vinci, solo due piani sopra, agli Uffizi.

Fabrizio Del Bimbo
Nicoletta Curradi

venerdì 26 ottobre 2018

Al via il 3 novembre il 59esimo Festival dei Popoli





Il rock e la poesia dei Queen e l'inconfondibile carisma di Freddie Mercury nei documentari Queen: Rock the World di Christopher Bird e Queen + Bejart: Ballet for Life di Lynne Wake; le fasi cruciali del processo a Nelson Mandela attraverso gli audio ritrovati in The State Against Mandela and the Others di Nicolas Champeaux e Gilles Porte; il conflitto tra i giornalisti del "New York Times" e l’elezione di Donald Trump visto dall’interno della redazione di uno dei più importanti quotidiani del mondo, in The Fourth Estate di Liz Garbus; la storia del più importante e trasgressivo night club di tutti i tempi, lo Studio 54 nel documentario di Matt Tyrnauer. E poi il numero uno al mondo del tennis degli anni ’80, l'irascibile tennista americano, John McEnroe, nel documentario John McEnroe: In the Realm of Perfection di Julien Faraut e lo straordinario coraggio di un colonnello che ha passato la vita a disinnescare mine nel Kurdistan iracheno in The Deminer di Hogir Hirori e Shinwar Kamal.

Sono alcuni tra i protagonisti delle tante realtà raccontate negli 89 documentari presentati nella 59/esima edizione del Festival dei Popoli, festival internazionale del film documentario, che si terrà a Firenze dal 3 al 10 novembre (cinema La Compagnia, Spazio Alfieri, Istituto Francese e altri luoghi della città).  La manifestazione - presieduta da Vittorio Iervese e diretta da Alberto Lastrucci - si propone di presentare il meglio del cinema documentario internazionale.

Il programma, oltre al Concorso Internazionale (21 titoli tra cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi, tutti inediti in Italia) e al Concorso Italiano (6 i titoli, tutti inediti assoluti) si articola nella retrospettiva dedicata a Roberto Minervini, cineasta di fama internazionale i cui film sono stati presentati e premiati nei maggiori festival internazionali. Con i suoi film, The Passage (2011); Low Tide (2012); Stop the Pounding Heart (2013); Louisiana(The Other Side) (2015) Minervini compone un mosaico di vite di personaggi senza nome ma che si rivelano estremamente significati per comprendere il nostro presente. L’omaggio è organizzato in collaborazione con IsReal - Festival di Cinema del Reale di Nuoro.

Inaugurazione 3 novembre, ore 21.00, cinema La Compagnia
Sarà proprio What You Gonna Do When the World’s on Fire? (2018), l'opera più recente di Roberto Minervini presentata alla 75a Mostra del Cinema di Venezia, ad inaugurare la 59/ma edizione del festival. Il film, girato in Louisiana e nelle strade di New Orleans, “punta il dito sulle forme più brucianti di razzismo”. A seguito di alcune brutali uccisioni di giovani afro-americani per mano della polizia, la comunità nera della Louisiana lotta per la propria sopravvivenza, mentre le Black Panther organizzano una manifestazione di protesta contro la polizia. Il film è prodotto da Okta Film, Pulpa Film, Rai Cinema, Shellac Sud, MYmovies.it.





Chiusura del festival 10 novembre, cinema La Compagnia
Il festival chiuderà con un Genesis 2.0 di Christian Frei, e Maxim Arbugaev (Svizzera, 2018), un viaggio incredibile e ad alto tasso spettacolare nelle remote isole dell’Oceano Artico dove alcuni cacciatori di avorio trovano una carcassa di mammut. La scoperta richiama la comunità degli scienziati genetici che, come in "Jurassic Park", vogliono riportare in vita il mammut estinto. Il documentario fa parte del focus tematico Habitat – tra le novità di quest’anno - che si propone di compiere una ricognizione - in 12 film - in alcune zone particolari del nostro pianeta al fine di misurarne lo stato di salute. Da segnalare: The Land of Love di Liivo Niglas, film documentario estone sulle renne, il petrolio, la politica e la poesia (9/11); A ma mesure, di Marie Taverni, che racconta la vita di chi lavora in una centrale nucleare (6/11). Cosa succede quando la terra in cui vivi rischia di essere sommersa dal mare è invece il punto di partenza di Anote’s Ark di Matthieu Rytz (8/11, proiezione organizzata in collaborazione con Publiacqua).

Tra le sezioni più apprezzate dal pubblico, quella dedicata ai film musicali -  Hit Me With Music!, presenta 5 titoli per conoscere da vicino i protagonisti della scena musicale mondiale attraversando generi, paesi, epoche e generazioni: Betty – They Say I’m Different di Philip Cox, su Betty Davis (7/11), regina del funk degli anni ’70, ex-compagna di Miles Davis, scomparsa dalle scene per ben trentacinque anni; Blue Note Records: Beyond the Notes di Sophie Huber (8/11), viaggio rivelatore dietro le scene della Blue Note Records, storica casa editrice discografica statunitense. Due i documentari sui Queen, lo storico gruppo musicale rock britannico: Queen: Rock the World di Christopher Bird, che offre uno sguardo dietro le quinte del rivoluzionario tour negli Stati Uniti nel 1977 e Queen + Bejart: Ballet for life (6/11) sulla collaborazione tra i Queen e il coreografo visionario Maurice Béjart che portò alla creazione di uno spettacolo di danza con musiche dei Queen e Mozart. Studio 54 di Matt Tyrnauer (9/11), è dedicato all’omonimo locale notturno epicentro dell’edonismo degli anni Settanta, uno dei più importante e trasgressivi night club di tutti i tempi (il documentario sarà distribuito in Italia dalla BIM e disponibile On Demand dall’11 gennaio 2019).

Eventi Speciali
Nella sezione eventi speciali, film ad alto contenuto spettacolare e che affrontano temi di grande attualità oltre ai già citati The DeminerJohn Mcenroe: in the Realm of Perfection (5/11), The State Against Mandela and the Others (4/11), The Fourth Estate (8/11), la sezione presenta Hayati (My Life) di Sofia Escudè e Liliana Torres (4/11), documentario che parte dal celebre episodio di cronaca quando il rifugiato siriano Osama Abdul Mohsen venne ‘sgambettato’ da una giornalista ungherese, per mostrare come vive una famiglia di profughi che tenta di restare unita nonostante i suoi membri vivano dispersi ai quattro angoli d'Europa. Uno sguardo dietro le quinte del processo a Dilma Rousseff, prima donna presidente del Brasile nel documentario in O processo (The Trial) di Maria Ramos (8/11) imprigionata e torturata dall’ex dittatura militare, Dilma Rousseff deve affrontare l’impeachment con l’accusa di reati fiscali. Della Tanzania e dei suoi cambiamenti socio-culturali si parla nello straordinario viaggio a bordo del treno che collega le periferie alla capitale in Tanzania Transit di Jeroen van Velzen (10/11). Uno dei maggiori capolavori di Hitchcock (La donna che visse due volte/Vertigo) è protagonista di un'acuta rilettura cinefila ad opere di Evan Johnson, Galen Johnson, Guy Maddin (in The Green Fog, 6/11). In programma anche The Silence of Others di Almudena Carracedo, Robert Bahar, prodotto, tra gli altri, da Pedro Almodovar, sull’epica lotta delle vittime della dittatura spagnola sotto il generale Franco, tutt’oggi in cerca di giustizia (9/11) e Talking Money di Sebastian Winkels, presentato in collaborazione con Fondazione Finanza Etica, curioso dietro le quinte del moderno sistema bancario, dalla Bolivia al Pakistan, in cui si assiste ad una serie di incontri tra consulenti bancari e i loro clienti (9/11).

Novità della 59a edizione, la collaborazione con KinderDocs (Grecia) che darà luogo ad un "festival nel festival" con un programma di documentari indirizzati a bambini e adolescenti, ma di grande interesse anche per insegnanti e genitori. I film in programma parlano di amicizia, famiglia, educazione, social media, creatività, arte, musica, danza, psicologia, migrazione, ambiente. Tra questi segnaliamo: il sorprendente More Human Than Human (del 2018, 79’) di Tommy Pallotta e Femke Wolting, che esplora il ruolo delle intelligenze artificiali nella nostra vita quotidiana e del ruolo che si apprestano ad assumere nell'immediato futuro (7/11).

Concorso Italiano
Saranno sei i documentari italiani, tutti in anteprima mondiale, in competizione al festival. Di seguito i titoli selezionati: Corpo a corpo di Francesco Corona che si sviluppa nell’arco di dodici anni seguendo le vicende di Paolo Scaroni (che sarà presente al festival), tifoso ultrà che, il 24 settembre 2005, rimase gravemente ferito al termine della partita di calcio Verona - Brescia, a causa di uno scontro con la polizia (9/11). La regina di Casetta di Francesco Fei vede protagonista Gregoria, l’unica ragazza che vive a Casetta di Tiara, paesino sperduto sull’Appennino tosco-emiliano, in cui sono rimasti solo 10 abitanti (3/11). Naturale – Il Teatro Delle Ariette di Livia Giunti segue le vicende di Paola Berselli e Stefano Pasquini, due artisti che hanno portato la loro vita individuale e di coppia in scena, che hanno trasformato la loro cucina in un palcoscenico e il palcoscenico nella loro cucina (10/11). Pentchodi Stefano Cattini racconta la storia del rimorchiatore “Pentcho” che il 18 maggio 1940, lascia il porto di Bratislava, sul Danubio con a bordo 520 ebrei – cechi, slovacchi, polacchi – in fuga verso la Palestina (5/11). Quasi domani di Gianluca Loffredo esplora Cassano all’Ionio, vecchio paesino calabrese dove il numero di immigrati ha eguagliato quello dei residenti (6/11). Storia dal qui di Eleonora Mastropietro, racconta una storia dell'immigrazione interna degli anni ’60, quella della sua famiglia, trasferitasi da Ascoli Satriano, piccolo paese pugliese in provincia di Foggia, nella lontana e affascinante Milano (8/11). I film competono per i premi "CG Entertainment - Cinemaitaliano.info" (distribuzione home video), "Gli Imperdibili"(programmazione al Cinema La Compagnia di Firenze), e per il premio “Lo sguardo dell’altro. La sfida del dialogo tra culture e religioni”, assegnato dall’Istituto Sangalli di Firenze. 

Concorso Internazionale e Premi
La giuria del concorso internazionale è composta da Filipa Reis (Portogallo), Stephan Riguet (Francia) e Biljana Tutorov(Serbia) assegnerà ai film del Concorso Internazionale i seguenti premi: Miglior lungometraggio; Miglior medio metraggio; Miglior cortometraggio e la Targa Gian Paolo Paoli al miglior film etno-antropologico.

La selezione, composta da 21 documentari tra cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi inediti in Italia, mette in evidenza la ricchezza di temi e la varietà di stili che caratterizzano il documentario contemporaneo. I film del Concorso Internazionale e del Concorso Italiano competono anche al premio "Lo sguardo dell’altro. La sfida del dialogo tra culture e religioni" assegnato dall’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose di Firenze.

Omaggio a Dominique Marchais
Il Festival dei Popoli - in collaborazione con Ambasciata di FranciaIstituto Francese Italia e Istituto Francese di Firenze - omaggia il regista francese Dominique Marchais con una retrospettiva intitolata “Il paesaggio vivente”, una masterclass e alcuni incontri con il pubblico. Nelle sue opere, il cineasta percorre zone della campagna francese e nell'Europa di ieri e di oggi con uno sguardo capace di intercettare i sogni, le speranze, le utopie e le disillusioni di chi quei luoghi li abita e ne è permeato.

Doc at Work – Campus si concentra sul lavoro svolto dalle scuole di cinema italiane, nella convinzione che la loro attività rivesta un’importanza strategica non solo per la formazione, ma per l’intero settore audiovisivo. Le scuole di cinema sono gli avamposti da cui osservare il lavoro dei giovani talenti e le “palestre” nelle quali si allenano e si sperimentano le nuove generazioni di cineasti. In programma una selezione dei film realizzati nel 2018 dagli studenti della Scuola Holden di Torino, la Civica scuola di cinema Luchino Visconti di Milano, il Centro FilmaP – Atelier di Cinema del Reale di Napoli, la Zelig – School for DocumentaryTelevision and New Media di Bolzano. Visiting School di questa edizione la FAMU Film and TV School di Praga.

Doc Explorer - Il Festival dei Popoli propone di esplorarne i confini del documentario in quei territori in cui il linguaggio si fonde con altre forme di espressione e con gli spazi (virtuali e non) messi a disposizione dalle novità tecnologiche. In programma il documentario interattivo Setteponti Walkabout di Gianfranco Bonadies, Gianpaolo Capobianco, Michele Sammarco, con la collaborazione di Valeria Tisato (prodotto da MACMA) un viaggio interattivo tra cinema documentario per conoscere uno tra gli itinerari più belli e significativi da percorrere in Toscana (9/11). In programma anche L’invenzione dello spazio villa e giardini medicei in ToscanaI-doc di Roberto Malfagia (Produzione Manifatture Digitali Cinema - Fondazione Sistema Toscana) su 14 ville e giardini della famiglia Medici entrati nel 2013 nella Lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità con le più innovative tecnologie legate alla narrazione interattiva e tridimensionale su web (8/11). Poi anche una selezione di documentari in VR da tutto il mondo in collaborazione con Gold Enterprise e Fondazione Giacomo Brodolini (Popoli VR – Il reale del virtuale) e il documentario dal vivoHeidi project di Adrien Faucheux con Alessandra Celesia e Adélys (8/11).  

La premiazione della sesta edizione del Premio giornalistico Sabrina Sganga si terrà sabato 10 novembre, presso lo Spazio Alfieri (10/11, ore 17). L'edizione è dedicata al tema “Share Tale. Raccontare le pratiche di condivisione”.

Il manifesto
Sul manifesto dell’edizione 2018 – dove risalta la scritta “My Ways” – una enigmatica protagonista come una Monna Lisa del XXI secolo, dallo sguardo fiero ma pacato. L'atteggiamento disponibile a lasciarci ammirare i variopinti paesaggi che le adornano la pelle. In cambio chiede però di essere ascoltata e di accompagnarla in un viaggio, attraverso gli 88 film che compongono il programma dell’edizione 2018, alla scoperta degli innumerevoli percorsi che conducono al suo (e al nostro) futuro.

Il party finale del Festival dei Popoli si terrà al Circolo Culturale Urbano BUH! in collaborazione con La Scena Muta, venerdì 9 novembre, alle ore 22.30, con la musica di Irmãos Makossa a.k.a. Makossa Brothers, due artisti fortemente influenzati dalle produzioni africane anni '70.

La 59esima edizione del Festival dei Popoli viene realizzata grazie al sostegno di MiBACT - Direzione Generale Cinema, Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, Il Programma sperimentale Sensi Contemporanei - Toscana per il Cinema, Fondazione Sistema Toscana. Con la sponsorizzazione di Publiacqua e Unicoop Firenze. Con la collaborazione dell’Ambasciata di Francia, Institut Français Italia e Institut Français di Firenze, Goethe Institut, CG Entertainment, Istituto Sangalli, Mymovies.it, Cinemaitaliano.info, Consolato onorario della Repubblica Ceca per la Toscana, Centro Ceco di Milano. Media Partner: TaxiDrivers, Cielo, Novaradio, Lungarno, LongTake, Intrattenimento.eu, La Rivista Culturale, Sentieri Selvaggi. 

Nicoletta Curradi