venerdì 27 gennaio 2012

"2030, la tempesta perfetta", un saggio su come ripararsi dalle insidie del futuro




Il 2030 sarà un anno cruciale per ciascuno di noi, un anno nel quale molti dei nodi dell’epoca travagliata che stiamo vivendo verranno al pettine, creando una vera e propria tempesta globale. Ce lo dice uno studio scientifico commissionato dal governo inglese, e ce lo ricorda un libro appena uscito per Rizzoli, firmato da Gianluca Comin e Donato Speroni, il primo, capo delle relazioni esterne dell’Enel, il secondo, giornalista di lungo corso ed ex dirigente di Eni e Istat. Il volume verrà presentato in giro per la Toscana nei prossimi giorni.

“2030 la tempesta perfetta – come sopravvivere alla grande crisi”, questo il titolo del libro, parte descrivendo lo scenario inquietante che potremmo trovarci a vivere tra vent’anni: la popolazione mondiale crescerà fino a quasi 9 miliardi di persone, la domanda di cibo crescerà del 40%, quella di energia del 45%, la temperatura globale salirà di 0,55° C, e raddoppierà il numero di auto e camion in circolazione, con evidenti conseguenze sulla domanda di petrolio e sull’inquinamento.

Con queste premesse, ci si potrebbe aspettare un’analisi catastrofista da parte degli autori. Ma il libro sorprende, concludendosi, infatti, con uno sguardo positivo verso il futuro: l’umanità ha gli strumenti per trasformare le criticità in opportunità, ma deve agire in fretta e con coerenza. E deve farlo, innanzitutto utilizzando le grandi potenzialità della tecnologia: internet, energie pulite, integrazione uomo-macchina, nanotecnologie, stanno già cambiando il nostro impatto sul pianeta. Ma la tecnologia non potrà nulla senza una governance politica efficace – e su questo la strada da fare è lunga, come dimostra la gestione dalla crisi economica attuale. E gli sforzi saranno inutili senza un uso efficace dell’informazione e della comunicazione, che sia capace di coinvolgere cittadini, associazioni, imprese nelle decisioni difficili che bisogna adottare per risolvere i problemi globali.

Comin e Speroni non dimenticano di descrivere come i primi segnali di un cambiamento in positivo già si stiano affacciando sulla scena mondiale: dalle centinaia di migliaia di organizzazioni per la “crescita sostenibile ed etica”, allo sforzo delle città più avanzate per diventare “intelligenti”, per arrivare alle imprese, che danno sostanza nuova ai discorsi spesso vacui sulla “responsabilità sociale”, collaborando con i governi e le organizzazioni no profit. Da questi semi, nel terreno fertile della comunicazione globale, può nascere una nuova civiltà “new global”, capace di traghettare l’umanità attraverso la “tempesta perfetta”, verso un futuro più sostenibile.


Fabrizio Del Bimbo

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